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Google, le manovre nascoste presso la FTC

Deborah Platt Majoras è la portavoce della Federal Trade Commission, l'ente istituzionale USA deputato a controllare la bontà dell'operazione di acquisto di Google su DoubleClick. Deborah Platt Majoras è però anche moglie di uno dei legali Google

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Sembra il classico inciucio all’italiana e invece è una storia USA, è una storia d’alto livello, è una storia che coinvolge Google. Sembra una storia da poco, ma è una storia che lascia intravedere la necessaria operazione di lobby che le corporation debbono tessere per difendere se stesse dai pericoli provenienti dagli squali e dalla politica. Sembra un piccolo aneddoto, ma ha raccolto le attenzioni di grandi testate ed ha costretto la Federal Trade Commission ad una comunicazione ufficiale.

La storia è relativa al caso che vede il gruppo Google indagato relativamente alle manifestate intenzioni di acquisire DoubleClick. L’operazione, discussa da molti e contestata dalla concorrenza, ha visto l’FTC intervenire direttamente per aprire un approfondimento sulla vicenda volto a chiarire se e quali pericoli l’operazione avrebbe apportato all’equilibrio concorrenziale che le istituzioni intendono garantire. Ma tra Google ed FTC c’è un elemento in comune sul quale scatta un potenziale conflitto di interessi: Deborah Platt Majoras.

Deborah Platt Majoras è la portavoce della Federal Trade Commission. Il marito di Deborah Platt Majoras, però, è uno dei legali assunti da Google per combattere la propria battaglia presso la FTC (per lo studio legale Jones Day, presso cui in passato ha lavorato proprio la suddetta Deborah Platt Majoras). Il filo che lega FTC e Jones Day, inoltre, raddoppierebbe se si prendono in considerazione per gli stessi motivi i nomi William E. Kovacic e Kathryn M. Fenton.

L’atto d’accusa giunge da due associazioni quali EPIC (Electronic Privacy Information Center) e Center for Digital Democracy, presso cui si chiede esplicitamente a Deborah Platt Majoras di farsi da parte permettendo all’analisi FTC di proseguire senza ulteriori intoppi. Va ricordato come la Electronic Privacy Information Center sia stata tra le prime a lanciare una specifica crociata per impedire a Google di far propria DoubleClick. Il timore è ora che la Jones Day abbia mosso pedine improprie per ammorbidire la Federal Trade Commission, timore divenuto petizione, petizione divenuta rifiuto: Deborah Platt Majoras ha respinto ogni singola accusa, ha certificato la bontà delle proprie scelte, ha dimostrato il proprio disinteresse personale per l’esito della vicenda. Il tutto viene inoltre corredato di indicazioni volte a dimostrare la non correttezza delle accuse EPIC.

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