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Giudice chiude il processo contro TorrentSpy

Un giudice federale ha posto fine al processo che vedeva come protagonisti TorrentSpy e la MPAA; l'inquinamento e la sottrazione delle prove sarebbe talmente evidente da richiedere la sospensione del processo e la conseguente vittoria di quest'ultima

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Si è concluso in maniera brusca ed alquanto inaspettata il processo che vedeva come protagonisti TorrentSpy, famoso e apprezzato tracker BitTorrent, e la Motion Picture Association of America (MPAA). Il giudice federale Judge Florence-Marie Cooper della corte distrettuale della California ha infatti deciso di porre fine alla vertenza a causa dell’evidente inquinamento e insabbiamento da parte di TorrentSpy di alcune informazioni determinanti per l’esito dell’inchiesta, sancendo così di conseguenza la vittoria da parte dell’MPAA. «Hanno compiuto numerosi e sistematici sforzi per distruggere ciò che era evidente e hanno dato falsa testimonianza sotto giuramento nel tentativo di nascondere l’evidenza di tale distruzione», ha dichiarato Cooper; «nonostante una interruzione del processo così brusca sia appropriata solamente in ‘circostanze straordinarie’, […] le circostanza del caso sono sufficientemente straordinarie da meritare tale tipo di sanzione».

La vicenda legale, che ha visto Motion Picture Association of America esporre denuncia contro TorrentSpy, risale al febbraio 2006, anno in cui l’MPAA ha accusato il tracker BitTorrent di offrire accesso illegale a materiale protetto da copyright. La vicenda si è ulteriormente arricchita di colore in maggio, mese in cui lo stesso TorrentSpy ha avviato a suo volta una denuncia contro il suo accusatore, colpevole di aver assodato un noto hacker per effettuare indagini sulle attività dei gestori del loro portale; l’accusa sarebbe stata quindi nientepopodimeno che di spionaggio industriale. Successive argomentazioni da parte della MPAA hanno convinto il giudice Jacqueline Chooljian ad ordinare a Torrent Spy di monitorare gli indirizzi IP dei suoi utenti, operazione tutt’altro che impossibile dal momento che la RAM dei server di TorrentSpy mantiene gli indirizzi IP degli utenti collegati per almeno sei ore.

Secondo Cooper, la difesa (costituita da Justin Bunnell, Forrest Parker, Wes Parker e Valence Media), avrebbe distrutto volutamente indirizzi IP e altre informazioni che il giudice Chooljian aveva ordinato di archiviare accuratamente; «la condotta della difesa è stata “ribelle”», ha riportato nel suo verbale la Cooper. TorrentSpy avrebbe inoltre intenzionalmente modificato o cancellato migliaia di post presenti nel forum del portale relativi a lavori protetto da copyright, sostituendo i nomi di quest’ultimi con scritte quali “[some movie 1]” e “[some movie 2]”, e mascherato nomi e indirizzi dei moderatori del forum. Il 6 marzo 2006 è apparso un messaggio privato alquanto sospetto con il seguente contenuto: «dobbiamo assicurarci che in questi forum non appaia nulla che sia correlato alla pirateria […] Vi consiglio di usare il motore di ricerca per scovare gli argomenti già inseriti in grado di metterci nei guai».

Il legale di TorrentSpy Ira Rothken ha riportato l’intenzione di ricorrere in appello da parte del suo cliente, in quanto la sentenza potrebbe esporre le informazioni private degli utenti di molti siti Web all’interno di molti altri processi legali: «non si tratta solo di TorrentSpy, ma di chiunque operi su di un sito Web», ha dichiarato.