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L’OLPC in una causa da 20 mln di dollari

Dopo l'ottenimento di una vittoria preliminare la Lancor ora chiede 20 milioni di dollari in risarcimento all'OLPC, colpevole secondo la società nigeriana, di aver violato un loro brevetto che riguarda la tastiera multilingua

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È passata all’azione Lancor, la società nigeriana ora con base nel Massachussets che ha citato presso il tribunale della Nigeria l’OLPC project di Nicholas Negroponte per violazione del brevetto di una sua tastiera multilingue nigeriana. La richiesta di risarcimento danni ammonta a 20 milioni di dollari.

Tutto è iniziato quando a luglio la Nigeria ha fatto un ordine di un milione di laptop da 100 dollari di marchio Negroponte. Quando la notizia è arrivata alle orecchie della Lancor, l’azienda ha subito deciso di fare causa alla società non-profit, facendosi forza del fatto che una tastiera simile a quella dell’OLPC è in commercio in quello stato per 20 dollari.

Il risultato della prima istanza, tenutasi a dicembre, è stata di ottenere una sentenza temporanea (formulata senza che nessun rappresentante dell’OLPC fosse in aula, cosa legittima per l’ordinamento nigeriano) che proibisca all’OLPC di distribuire i propri portatili nel paese, tanto che il governo nigeriano pare stia cambiando idea riguardo al massiccio ordine. Del resto la concorrenza esiste anche nel mercato dell’informatica low cost e il Classmate di Intel pare un’alternativa papabile.

Certo rimangono molti punti oscuri nella causa. Primo: il computer non è stato ancora effettivamente venduto nel paese e dunque non c’è stato un danno che richieda un risarcimento di 20 milioni di dollari; secondo: Lancor sta facendo causa ad un’associazione non-profit che, quindi, anche se avesse violato il brevetto, non lo avrebbe fatto a scopo di lucro. Terzo: data l’implausibilità di una vittoria finale, la causa potrebbe essere un escamotage per impedire temporaneamente la vendita dell’OLPC e spianare la strada alla concorrenza.

«Non abbiamo fatto partire la causa perchè siamo in cerca di soldi, ma perchè non avrebbe senso per noi non difendere la nostra proprietà intellettuale» così ha risposto alle richieste di chiarimenti di Infoworld Adè Oyegbola, CEO di Lancor.

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