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Causa ad Apple: «L’iPod non legge i WMA»

L'ennesimo caso di una causa intentata ai danni di Cupertino diventa una class action che riunisce chiunque abbia acquistato un iPod dopo il 31 dicembre 2003 e voglia accusare Apple di arginamento del mercato in maniera anticostituzionale

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La pratica più attaccata in assoluto è stata attaccata di nuovo. Si tratta di FairPlay, il sistema DRM di Apple che (tra gli altri vincoli) impedisce alle tracce comprate su iTunes di essere riprodotte su dispositivi che non siano l’iPod e inibisce quest’ultimo dal riprodurre file del formato rivale: il Windows Media Audio di Microsoft.

L’ultima causa intentata alla casa della mela presso la corte del distretto nord della California (già ne sostiene altre sul territorio degli Stati Uniti e in Europa) fa capo a Stacie Somers, la quale ha comprato un iPod da 30 Gb e lamenta il fatto di non potervi inserire file del formato facente capo a Redmond. L’accusa pretende che Apple restituisca i soldi che ha guadagnato dalla pratica ritenuta illegale di vincolare i propri clienti a determinati formati.

Si tratterebbe dunque di un caso di “restrizione del mercato”, appunto nella doppia chiave di tagliare fuori certi formati dal proprio device e tagliare fuori gli altri device dai file venduti nel proprio negozio online. Adesso però la causa intende diventare di gruppo, chiunque abbia acquistato un iPod dopo la data in cui l’ha fatto Stacie Somers (31 dicembre 2003) potrà aggregarsi e contribuire alla crociata contro la mela morsicata e le sue presunte violazioni della legge antitrust.

Una possibile soluzione sarebbe che Apple decidesse di acquistare la licenza per la vendita di file WMA a 0,03$ per iPod venduto (una cifra che si assesterebbe su un totale di circa 800.00$), mentre un’altra sarebbe invece cominciare a vendere su iTunes tracce libere da DRM, cosa ventilata già da tempo e praticata ma solo per la musica di proprietà di alcune etichette come la EMI. Tale opzione vanificherebbe ogni tentativo di sostenere che da Cupertino vogliono arginare il libero mercato.

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