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Digitale terrestre for dummies

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Riavvolgete il nastro della memoria e premete il tasto search. Si tratta di cercare il termine “digitale terrestre“. Vi ricordate? Se ne era parlato in toni profetici durante il governo Berlusconi.

Ecco una breve antologia delle iperboli utilizzate: la nuova televisione, il futuro dell’ict italiano, la tv interattiva, ecc. fino al vero e proprio “di tutto di più”. Poi la grande offerta: gli incentivi governativi per comprare il decoder terrestre, le decine di convegni messianici sul tema, la pubblicità martellante.

Dato che prima di criticare è meglio verificare, con il bene accetto incentivo governativo ci si era comprati il decoder, connesso alla televisione. Ottima qualità di ricezione dei canali, qualche interessante canale tematico in più per coloro che non avevano il satellite, ma molta fuffa nei fantastici servizi interattivi disponibili: qualcosa di più di un televideo tradizionale. E poi la necessità di scene fantozziane per collegare il modem del decoder alla linea telefonica dato che nelle case italiane la presa d’antenna sta da una parte, l’attacco telefonico dall’altra.

Nel frattempo l’Unione Europea non aveva preso troppo bene gli incentivi governativi, il fiume di denaro pubblico trasfuso per incredibili progetti innovativi era finito inutilmente per il popolo italiano nelle casse dei soliti noti senza concretizzarsi in qualcosa di utile.

Gli unici che avevano palesato larghi sorrisi erano, tanto per gradire, i grandi editori televisivi italiani in particolare Mediaset. Il colpo geniale di Berlusconi, a parte qualche problemino di conflitto di interessi, era sfuggito a molti all’inizio. Tirando fuori dal cilindro la necessita di correre verso il digitale era riuscito con una intuizione non comune a creare da zero un canale distributivo per le sue reti in grado di essere direttamente concorrente dello spauracchio Sky che con il satellite bombardava di calcio gli italiani e soprattutto, attraverso il calcio, portava nuovi telespettatori dalla tv generalista alla tv verticale.

Il gioco era semplice: dietro il messaggio viva la libertà, viva la televisione per tutti, viva le infinite nuove frequenze si nascondevano delle banali leggi economiche e infrastrutturali: chi era in grado di costruire una rete distributiva in grado di coprire tutto il territorio nazionale con il nuovo segnale digitale? Ovvio chi già ne aveva una pre esesistente! E così sono partite le programmazioni sportive di Mediaset premium e del La7 in diretta contro programmazione all’offerta calcistica di Sky.

Il nuovo servizio è partito non senza problemi concreti, a volte tecnologici, a volte legali per l’assenza di una giurisprudenza chiaramente definita nel settore.

I risultati concreti ricalcano le premesse: “I dati del Rapporto sulla televisione digitale terrestre del CNIPA confermano il fallimento del DDT, che viene utilizzato dagli italiani soltanto per il calcio: uno spreco di risorse statali pari a centinaia di milioni di euro per incentivare gli acquisti dei decoder”. Questo dichiarava Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino nel maggio 2006 a commento dei dati del sondaggio voluto dal CNIPA e condotto dall’Istituto Piepoli su 3.500 utenti di DTT, che documentano che la maggioranza degli utenti non usa la “nuova televisione” per fruire dei servizi di e-Government, il cosiddetto t-Government. E che in effetti il t-government fosse una parola inutile e pure cacofonica lo si era capito da fin subito.

Ora però il digitale terrestre sta ripartendo in Italia, in Europa e soprattutto anche negli USA, ma ne parleremo fra qualche giorno …