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Web 2.0 in azienda. Con un anno di ritardo…

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Si comincia a fare sul serio col Web 2.0. Rodato da 3 o 4 anni di prove su strada che hanno visto la nascita di centinaia di progetti Web di nuova generazione, ormai si sente sempre più spesso applicare l’etichetta 2.0 anche alle aziende. E per “aziende”, non si intendono solo le piccole e speranzose start-up che affollano il Web, ma le classiche grandi compagnie internazionali.

Il vecchio marketing e lo sviluppo di prodotti non viaggiano alle velocità che ci si aspetta? Per essere più competitivi nel mercato globale occorre un deciso cambio di rotta. Un cambio radicale che, forse per il timore di trovarsi di fronte a una seconda bolla del Web come quella scoppiata nel 2000, i grandi gruppi si sentono finalmente pronte a mettere in pratica. Anzi, quelli più attenti e innovativi lo fanno già da anni! Almeno così sembrerebbe stando all’autorevole studio svolto da FAST.

La società, specializzata in analisi business, all’inizio dello scorso anno ha svolto una ricerca che ha coinvolto i massimi dirigenti di decine di grandi aziende di livello mondiale (prevalentemente nordamericane, tedesche, indiane, inglesi).

Oltre a rilevare informazioni quantitative sull’adozione di soluzioni business 2.0 all’interno delle società intervistate, lo studio analizza nel dettaglio diversi aspetti tra cui l’impatto finanziario del Web 2.0, le strategie per generare ricavi, il valore delle comunità on-line, l’importanza della collaborazione on-line per l’ideazione e lo sviluppo di nuovi prodotti.

In sintesi, si tratta di una sorta di bigino che racconta come le grandi aziende internazionali, che vantano un vantaggio nel mondo del 2.0 decisamente significativo rispetto a quelle italiane, si sono avvicinate da tempo con consapevolezza e cognizione di causa al tema del Web 2.0. Chissà che l’esperienza estera non serva da esempio da seguire…

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