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Nasce Eco-Patent Commons

Un consorzio che al momento riunisce quattro grossi nomi della produzione tecnologica si propone di far circolare liberamente al suo interno brevetti utili a rendere il processo produttivo sempre più ecosostenibile

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Quattro tra i più grandi soggetti della produzione tecnologica si sono uniti per dare vita ad un progetto che favorisca la produzione fatta in maniera quanto più verde possibile attraverso il libero scambio e la circolazione dei brevetti ad essa relativa.

Sia chiama Eco-Patent Commons e firmandolo IBM, Nokia, Pitney Bowes e Sony hanno aderito alle regole fissate dal World Business Council For Sustenable Development in materia di scambio brevetti. Un settore nel quale IBM in particolare da tempo si distingue, infatti anche nel 2008 (come negli ultimi quindici anni) Big Blue si è aggiudicata il primo posto in termini di brevetti concessi. Certo è difficile non notare come la cosa cozzi con le recenti beghe legali della compagnia legate propri a problemi ambientali.

Ad ogni modo la tecnologia sviluppata in maniera sostenibile sta diventando un argomento sempre più importante e quindi sempre più presente nelle agende delle grandi aziende del pianeta, le quali ultimamente hanno fatto a gara per dimostrare che le loro pratiche di produzione sono quanto di più aggiornato ci sia in termini ecologici, e in tal senso una mossa simile è un fiore all’occhiello.

I brevetti che Eco-Patent si propone di far circolare saranno come detto unicamente relativi a tecnologie o metodologie imprenditoriali o di produzione che portano indubbi benefici all’ambiente. Si va dunque da modi per usare sostanze non inquinanti, alla riduzione del consumo d’acqua o altre risorse limitate, alla riduzione dei rifiuti alla fonte, all’aumento dei processi di riciclo fino all’ottimizzazione energetica.

Al momento il World Business Council for Sustainable Development riunisce circa 200 aziende internazionali, e l’adesione al progetto Eco-Patent Commons è aperta a tutti anche ai privati che volessero scambiare brevetti propri (previa valutazione di questi ultimi da parte dell’organizzazione).

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