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Filtri P2P, in America se ne discute

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Ne abbiamo parlato recentemente proprio qui, della bufera che si sta scatenando su alcuni provider italiani rei di mettere filtri altamente restrittivi contro il P2P senza alcun avviso all’utente.

A paragone è interessante verificare cosa sta accadendo in America su questo tema, luogo dove i problemi legali legati al P2P dovrebbero essere ancora più grandi.

Una cosa molto simile alla nostra sta accadendo con il provider Americano Comcast che è stato messo sotto accusa da utenti e associazioni, perchè praticherebbe una forma di filtraggio particolarmente aggressiva contro qualsiasi forma di P2P.

Come se non bastasse, a quanto si legge, questo provider alle prime proteste avrebbe reagito in maniera “eccessiva” direttamente con azioni legali.

Ma il popolo di internet si sa è “testardo” e ha portato avanti diverse forme di protesta fino addirittura ad una azione legale collettiva.
A questo punto è intervenuta la FCC (Federal Communications Commission) che rappresenta l’equivalente del nostro garante delle telecomunicazioni.

E’ stata dunque aperta un’inchiesta per verificare eventuali comportamenti scorretti di Comcast.
La FCC infatti già da tempo ha proposto un regolamento sui filtri P2P ritenendoli utilizzabili in forma leggera per salvaguardare il network del provider da eventuali consumi di banda eccessivi.
Come dire che se si spremono troppe risorse il provider può chiudere un po’ i rubinetti.

Tuttavia si sostiene che queste norme siano oramai inefficaci e arretrate e che sia arrivato il momento di aggiornarle.
Dunque questa inchiesta servirà soprattutto a verificare se c’è la reale necessità di formulare nuove norme sull’uso del P2P.

Mi viene un po’ da riflettere pensando che in America dove ci sono aspre contese sul P2P, si discuta comunque sull’argomento per trovare una soluzione, mentre da noi la situazione è un po’ diversa….

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