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Open Source da 1.000.000.000 $…

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Prendo spunto dalla recente notizia dell’acquisizione da parte di Sun Microsystem di Mysql per fare qualche riflessione su una tendenza in atto che coinvolge i giganti del settore e mi sembra piuttosto rilevante.

Sicuramente l’accordo menzionato costituisce una svolta importante, infatti, è la prima volta che si sente parlare di una cifra di tale entità (un miliardo di dollari) associata all’acquisizione di una società legata all’Open Source.

Si tratta di un primo fondamentale riconoscimento a livello formale dell’importanza e del potere del software libero come modalità distributiva innovativa rispetto agli standard proprietari tradizionali. Ma sopratutto ne viene esplicitamente quantificato il potenziale commerciale.

In effetti già da qualche tempo sia la già citata Sun Microsystem, ma anche Adobe Systems e, timidamente, Microsoft stanno adottando un approccio ibrido che coniuga la prassi della programmazione proprietaria tradizionale con gli ideali del software libero.

In particolare la prima ha effettuato molti passi in tale direzione tra cui ad esempio la decisione di rilasciare sotto licenza opensource l’application server Glassfish ed il linguaggio di programmazione JavaFx.

Adobe (come già sottolineato su oneopensource) dal canto suo, ha rilasciato sotto la licenza pubblica di mozilla, Flex un kit di sviluppo per flash.

Infine Microsoft sotto una licenza abbastanza permissiva simile alla precedente, ha rilasciato una parte del sorgente per Silverlight, tecnologia pensata per far concorrenza a Flash.

L’intento è sempre lo stesso: si tratta di un tentativo di coinvolgere milioni di programmatori perchè si impegnino nello sviluppo del rispettivo software.

Un successo in questo senso implica non solo migliorie continue al programma di base, ma sopratutto la sua diffusione a livello di standard mondiale su cui poi vengono create, con modalità diverse da caso a caso, le vere opportunità di business.

Se a questo aggiungiamo che per tante ragioni (di cui quella economica non è necessariamente la più rilevante) un crescente numero di privati ed imprese ricorre al software libero come alternativa a quello proprietario, si spiega il perchè si assiste alla decisione strategica, da parte di tutti i grossi gruppi, di assecondare questo modello distributivo cercando di differenziarsi insieme ad esso.

Così come sul web si parla sempre più spesso di social network, partecipazione, ecc, anche nel mondo della programmazione sembra che al paradigma del creare un prodotto che piaccia agli utilizzatori finali (Apple è maestra in questo) si affianchi un secondo paradigma per cui, il punto fondamentale, è quello di metterli viceversa nelle condizioni di crearsi da sé un prodotto di loro gradimento… Quindi alla tradizionale economia “one way” si affianca un emergente economia “partecipativa”.

Di conseguenza penso sia plausibile immaginare che, tra le tante conseguenze della tendenza in atto, vi sia sicuramente una riallocazione dei benefici tra i vari agenti coinvolti nella creazione del valore.

Ma a livello più generale mi sembra di poter cogliere nei fatti menzionati, tra cui l’acquisizione citata, una chiara testimonianza del fatto che stanno emergendo delle sfide inedite legate alla capacità di affrontare l’aspetto che qualifica naturalmente, strutturalmente un’economia partecipativa: ossia la capacità di gestire l’ingestibilità…

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