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Polemica in USA per i filtri P2P, ma sono arrivati anche in Italia

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AT&T, il più grande operatore statunitense, ha stabilito che è il momento per poter imporre limiti alla condivisione di contenuti protetti da diritti d’autore, attraverso il P2P, ed ha iniziato a collaborare con le autorità, come la MPAA e la RIAA, per sviluppare una tecnica di filtro a tappeto.

Secondo l’operatore, bisognerebbe applicare delle impronte digitali ai file protetti e sniffare i pacchetti scambiati dagli utenti, attraverso un’operazione di filtraggio completa ed accurata (appunto sniffing) impedendo di far circolare in rete contenuto protetto.

Sorge però il problema della privacy degli utenti che, secondo le organizzazioni per i diritti civili americane, sarebbe violata perchè si tratterrebbe di una vera e propria censura e che violerebbe le norme contrattuali con gli utenti a banda larga.

Negli USA è già nota la vicenda che vede protagonista il provider Comcast, accusato di bloccare il traffico P2P e di rallentare la navigazione anche a coloro che scambiano file senza diritti di copyright. Secondo la FCC (federal comunications commission) nessun utente sarà rallentato nella navigazione; da parte sua Comcast dichiara di non effettuare il traffic sniffing ma di adottare quello che in gergo si definisce traffic shaping e cioè: una suddivisione del traffico in varie tipologie, ognuna delle quali deve adeguarsi a delle policies e quindi si potrebbe impedire al traffico P2P di viaggiare, con l’ovvio vantaggio, per chi vuole navigare liberamente, di poterlo fare più velocemente.

Comcast, non avendo avvisato però gli utenti a banda larga, potrebbe essere multata, a differenza di Wind e Tele2 che in Italia hanno dichiarato espressamente di bloccare il contenuto P2P.

Diversa è la situazione per AT&T che, oltre ai filtri, ha stipulato veri accordi con le major e quindi potrebbe essere multata perchè bloccherebbe tout court il traffico P2P e nel frattempo la legge sui diritti d’autore non cambia come si vorrebbe.

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