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Bestshore: la sfida globale dell’IT si gioca in India

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Da qualche anno a questa parte, le maggiori multinazionali IT hanno investito miliardi di dollari su un nuovo modello di business, il Bestshore o per dirla all’italiana, il “miglior approdo”, ciò per assicurarsi manodopera qualificata a costi stracciati.

Uffici virtuali in villaggi d’oriente altamente hightech. Parliamo dell’India, un paese che alla fine degli anni ’90 è diventato il polo strategico per l’industria tecnologica e che oggi vanta una crescita del 9% del GDP (il PIL nostrano) di cui ben il 40% è rappresentato dal mercato dell’IT.

Non c’è da stupirsi allora se nomi come Oracle, Sun, IBM e Microsoft, solo per citarne alcune, affidano la software factory a team di ingegneri altamente specializzati. Le risorse onshore vengono mantenute alla guida del progetto e all’interfaccia di primo livello con il cliente perché, diciamocelo, non sarebbe politically correct far sapere a tutti l’enorme divario tra quanto mi costa e quanto vendo un progetto!

Gli ingredienti per un business con i fiocchi ci sono tutti: condizioni di lavoro a basso costo, fusi orari che facilitano il lavoro 24 hours, realizzazione di economie di scala attraverso la distribuzione globale, possibilità per il cliente di crearsi un portfolio sul posto.

Nei prossimi dodici mesi, stando alle previsioni di Gartner, gli investimenti delle aziende europee in questa direzione cresceranno del 60%, quelli delle multinazionali statunitensi del 40%.

Tempi duri, dunque, per le nostre risorse che assistono impotenti alla svalutazione del loro lavoro e alla crescente difficoltà nel trovarlo. Il settore dell’IT è oramai da anni caratterizzato dal fenomeno del calo delle tariffe professionali e le componenti di mercato che sono maggiormente penalizzate sono rappresentate da outsourcing, systems integration e consulenza.

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