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Lo stato della musica online nel 2007

Il consueto rapporto IFPI sui dati della passata annata registra come gli anni passati una costante e confortante crescita della vendita di musica in rete (+40%) che non riesce però ancora a colmare le perdite della crisi dei CD.

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È online il Digital Music Report 2008 distribuito dalla IFPI, l’associazione internazionale delle etichette musicali. Come ogni anno il report fa il punto della situazione sulla distribuzione online di musica cercando anche di tracciare delle possibili linee di condotta per gli operatori del settore.

Come si può facilmente immaginare ripensando al 2007 si è trattato di un anno positivo, anche se la crescita della musica venduta online non è mai abbastanza da compensare le perdite del settore CD. Rispetto al 2006 il business è cresciuto del 40% arrivando ad un totale di 2,9 miliardi di dollari totali, un risultato in linea con il 2006 che però registra anche una crescita del download delle singole tracce del 53% (comparto che da solo ha fatturato 1,7 miliardi di dollari), grazie anche alle ormai 500 diverse piattaforme di download che offrono nel complesso più di 6 milioni di titoli.

Ma come si è già accennato la crescita di certo non basta a colmare le perdite del mondo della musica distribuita su supporti fisici. Ad oggi la musica online è arrivata a costituire il 15% del fatturato totale del settore, grazie anche a nuove dimensioni di fruizione quali i social network o modelli di business che si appoggiano sull’advertising.

A detenere la medaglia di brano più acquistato online è “Girlfriend” di Avril Lavigne (con 7,3 milioni di download), mentre per il solo mercato italiano la parte del leone l’ha fatta Mika con “Relax, take it easy”. E proprio per la sola Italia la FIMI diffonde i dati che parlano di un fatturato di 2,7 milioni di euro con una crescita del 44% che ha visto le vendite degli album completi per la prima volta superare la vendita dei singoli.

Il rapporto IFPI però si dilunga ancora molto in una condanna della pirateria, introducendo concetti che un certo settore dell’industria sembra ormai aver abbandonato. Si parla cioè di sistemi di repressione vecchio stile, che poco hanno fatto negli anni, e poco sembrano fare anche oggi. Non si accenna, invece, all’ipotesi relativa allo strutturare un tipo di offerta diversa che non si basi sui modelli di vendita tradizionali (pago per avere musica) ma su sistemi più adatti alla distribuzione in rete (pago per avere un servizio perchè la musica è di fatto gratuita). Addirittura il rapporto cita come esempio virtuoso la Cina.