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Regno Unito, altra debacle sulla privacy

Un portatile rubato da un auto militare conteneva dati non criptati relativi a 600.000 persone, tra cui molte reclute. Si tratta in parte di dati superficiali ma per un'altra parte di informazioni estremamente sensibili

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Continua l’inesorabile serie di fallimenti da parte della Gran Bretagna nel gestire i dati digitali dei propri cittadini. Nonostante la buona volontà nel proporre una continua modernizzazione della burocrazia del paese non sembra ci sia anche una corrispondente pianificazione per la sicurezza dei dati. L’ultima notizia infatti parla della perdita dei dati ad opera del corpo militare.

È stata infatti rubato da una automobile di proprietà dell’ufficio di reclutamento un portatile contenente dati personali di 600.000 persone tra cui molte reclute. La cosa ancora più grave è che i dati erano stati immagazzinati nel computer senza avere l’accortezza di criptarli. La cosa chiaramente è una violazione al protocollo militare in materia ma se accostata ad altri episodi simili non può essere considerata l’ennesima casualità.

Lo stesso Gordon Browne ha infatti dichiarato, come riporta Ars Technica, che: «un’indagine interna ha identificato delle debolezze nelle procedure di sicurezza che dovevano essere applicate al database in questione gestito dalla Army Recruiting and Training Division. Ancora non è stato possibile stabilire esattamente come si siano svolti i fatti, ma è chiaro che i file non fossero criptati e che la cosa era nota a parte dello staff».

Nel database erano presenti dati registrati a partire dal 1997, che in gran parte consistono in un elenco di nomi e informazioni basilari, ma una parte (circa 153.000 persone) era estremamente più dettagliata e conteneva anche informazioni sui passaporti, numeri di previdenza sociale, dati medici, e numeri di patente. Per altri 3.700 invece erano presenti informazioni ancora più dettagliate come quelle finanziarie e bancarie.

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