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Slide vale mezzo miliardo di dollari, ma a quando un modello di business diverso?

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Come molti sanno da tempo Facebook ha aperto la sua piattaforma agli sviluppatori, consentendo loro di programmare applicazioni per Facebook che gli utenti possono caricare sulle proprie pagine personali.

Slide è una di quelle società che non si è lasciata sfuggire l’occasione e si è messa subito all’opera per produrre applicazioni e widget che rispondessero alle esigenze degli utenti e dei loro clienti per tutti i social networks che si sono aperti a terze parti.

Il risultato è un’azienda che vive dell’indotto del Web 2.0 quotata circa 500 milioni di dollari, tanto è vero che riesce a convincere finanziatori ad investire decine di milioni di dollari nella società. Slide è insomma uno dei tanti casi di società legate al Web 2.0 che ha quotazioni da capogiro, ma ciò che sorprende è che non si tratta di una società che gestisce direttamente un social network di successo, ma di una che vive sull’indotto, vendendo servizi connessi ad altri siti.

Alcuni si chiedono se queste maxi quotazioni debbano far pensare ad una bolla in stile fine anni ’90. Effettivamente il fatto che Facebook valga come Ford fa effettivamente riflettere che qualche valutazione esagerata nell’aria ci deve pur essere, però non credo che il web che stiamo vivendo adesso abbia gli stessi problemi del web di fine anni ’90.

Oggi gli operatori del settore sono più consapevoli, prudenti e, sopratutto, i consumatori sono messi nella condizione di poter davvero fruire di tutti questi servizi rendendo così sostenibile il business model basato sulla pubblicità che al momento, e per molto tempo ancora, sosterrà gran parte delle iniziative legate al web.

Per quanto riguarda Slide, la società da mezzo miliardo di dollari, si calcola che mediamente il valore di ogni applicazione per Facebook installata sia di 1,40 dollari per utente. Numeri relativamente bassini se consideriamo la valutazione finale della società, anche se sicuramente moltissimi utenti Facebook hanno ben più di un’applicazione installata sul proprio profilo.

E’ tuttavia chiaro che il modello basato esclusivamente sulla pubblicità non è capace di reggere ancora per molto la crescita esponenziale di siti, prodotti e servizi sul web. E’ necessario trovare un’altra fonte di guadagno, magari non da sostituire, ma almeno da affiancare alla pubblicità per supportare i futuri investimenti e poter continuare a offrire servizi gratis (o quasi) agli utenti finali.

Una strada pare quella di diversificare in due canali il core business. Da un lato si offre gratis al consumatore l’accesso al servizio, dall’altro lo si fa pagare all’azienda. In questo modo si genera massa critica e allo stesso tempo si introita capitale fresco da fonti diverse dalla pubblicità. Il problema è che questo modello funziona benissimo in certi casi, ad esempio per le agenzie di lavoro interinale online, ma malissimo per altri.

Finora, quindi, la pubblicità resta la panacea applicabile a praticamente qualsiasi sito. Il prossimo che ne scoprirà un’altra egualmente versatile e redditizia sarà il “Google” del Web 3.0!

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