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World Economic Forum

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Si è appena concluso il World Economic Forum a Davos in Svizzera. Al meeting hanno partecipato sia personaggi appartenenti al mondo della politica ma anche moltissimi esponenti della Silicon Valley tra cui anche Bill Gates.

Tra le tematiche affrontate ci sono problematiche di carattere generale come la povertà nel mondo, la pace, la stabilità, le risorse naturali ma vengono anche affrontate tematiche più strettamente economiche legate agli scenari futuri e alle prospettive emergenti.

In particolare quest’anno è stata presa in considerazione la realtà del web 2.0 con le implicazioni dei modelli di business partecipativi applicati ai futuri scenari economici.

Non ho potuto fare a meno di notare che le assunzioni di base sono state immediatamente prese in buona e concreta considerazione. È stato infatti creato su Youtube un canale dedicato che consente, a chiunque lo desideri, di fare le proprie proposte su come rendere il mondo un posto migliore.

Ma veniamo ai concetti attorno ai quali ruotano le riflessioni dei partecipanti al convegno. Credo che già un titolo molto eloquente come “Competere mentre si collabora” possa delineare un approccio molto orientato ai concetti tipici delle realtà web 2.0.

Il punto essenziale è: in un contesto che si fa sempre più globalizzato il successo delle imprese, non soltanto quelle orientate al web, dipende della loro capacità di interazione e di collaborazione, sia verso l’interno che verso l’esterno.

In altri termini diventa sempre più importante per le aziende saper costruire partnership pubbliche e private che coinvolgano un numero quanto più ampio possibile di stakeholder nel processo di creazione del valore. La direzione è quella del modello organizzativo basato sui network.

Ciò è particolarmente vero per i processi legati alla R&S che per molto tempo sono stati monolitici, integrati verticalmente e che oggi viceversa si stanno trasformando in un processo aperto, globale e democratico. Questo approccio consente per altro di incoraggiare la meritocrazia e fornisce l’opportunità di beneficiare del contributo dei talenti migliori di tutto il mondo.

Infine, coerentemente con il concetto di rete, si configura un nuovo modello di responsabilità sociale delle imprese. Se la partecipazione è valore, allora la cosiddetta “responsabilità” acquisisce inevitabilmente i connotati dell’interesse e credo che sia questa la prospettiva a cui si riferisce Gates, quando intervenendo al convegno, dice:

Dobbiamo trovare il modo di creare un capitalismo che serva le persone più ricche così come le persone più povere, mi piace chiamarlo capitalismo creativo.

E qui concludo con un’ultima riflessione: che la logica dei sistemi autorganizzanti, e dell’economia partecipativa, possa riuscire dove, talvolta, la politica ha fallito a me pare possibile, o comunque mi fa piacere pensarlo.

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