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Il nuovo comma sul copyright è degradato

"Immagini e suoni degradati". Ruota intorno a questa formula la nuova querelle tra Web e legislatore italiano. I termini ambigui utilizzati nel nuovo comma sul copyright rendono paradossalmente libero l'utilizzo dei file protetti dal diritto d'autore

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Sembrano destinate a riaccendersi le polemiche sulle recenti modifiche alla legge sul diritto d’autore, proposta dal Governo a fine dicembre e ora al vaglio degli organi parlamentari. La diversa formulazione di un comma, che prevede l’utilizzo di immagini e file multimediali degradati sui siti a puro scopo illustrativo e didattico senza fini di lucro, aveva innescato una vera e propria rivolta tra gli utenti del Web, preoccupati di non poter più utilizzare materiale illustrativo di qualità sui loro siti .

Oggetto della discordia dell’ennesima polemica tra mondo Web e legislatore era stata la parola “degradate”, una formulazione generica che proprio non era piaciuta agli utenti della Rete. Il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Pietro Folena, era immediatamente corso ai ripari chiarendo in numerose dichiarazioni come il termine indicasse semplicemente: «Una qualità non paragonabile a quella di un cd, ma comunque ascoltabile. O un’immagine con dimensioni non utili alla riproduzione a stampa (quindi praticamente tutte le immagini del Web)».

A distanza di alcune settimane dalle dichiarazioni di Folena, nuovi rilievi sugli aspetti legali del nuovo comma per il diritto d’autore coinvolgono ancora una volta la formulazione della discordia “immagini e musiche degradate”. A riportare in auge la querelle è Andrea Monti, grande esperto di diritto d’autore online, sulle pagine del quotidiano la Repubblica. Secondo il giurista, il termine “degradate” sarebbe latore di un preciso significato tecnico assolutamente privo di ambiguità. La parola definisce, infatti, le naturali conseguenze del processo di digitalizzazione, che tende a degradare la qualità di immagini e suoni. Nello specifico, secondo Monti il nuovo comma renderebbe di fatto legale l’utilizzo dei file mp3 protetti da copyright sui siti Web. Il formato mp3 è infatti una versione compressa, e quindi degradata, rispetto alla versione originale analogica.

«[Il nuovo comma permetterà, ndr.] di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d’autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di “pubblicazione su internet”. L’importante – dice il comma – è che lo scopo sia didattico o scientifico, quindi per esempio posso immaginare un sito che pubblichi la discografia di un autore a scopo di commento e recensione. Oppure una rete peer to peer dei conservatori che mettono la musica a disposizione degli allievi, per studiarla. Tutti usi permessi, se si interpreta in modo letterale la legge» ha dichiarato Monti a Repubblica.

I margini per modificare la legge, ed evitare una vera e propria anomia online, sono molto stretti. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali dovrà a breve emettere un decreto che specifichi con precisione quali ambiti siano da considerare "didattici e scientifici" sul Web. La parte relativa alla qualità degradata dei file non può essere in alcun modo modificata, salvo una revisione completa della legge. Il rallentamento dell’attività governativa dovuta alla crisi della maggioranza e la possibile fine prematura della legislatura potrebbero fornire i margini temporali per rivedere le parti eccessivamente ambigue del provvedimento.

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