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Google vs Microsoft: il corvo dice al merlo “ma come sei nero!”

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La domenica appena trascorsa non è certo stata giornata di riposo per Google, che ha pubblicato un vero e proprio “J’accuse” nei confronti di Microsoft sul proprio blog.

Il testo, scritto dal capo dello staff legale della società, accusa Microsoft di voler monopolizzare, dopo il mondo dei pc e del software, anche quello di internet, creando un enorme colosso che sarebbe titolare di un’enorme fetta di utenti email, instant messaging e utenti di portali (msn.com e yahoo.com).

Quando ho letto quel post sono letteralmente sobbalzato dalla sedia. Ciò che dice Google è secondo me giustissimo e pienamente condivisibile, personalmente concordo con l’approccio scettico e negativo a questa operazione. Microsoft mi sembra già troppo grossa e la possibilità che si possa ripetere online quanto già successo anni fa offline mi preoccupa non poco. Tuttavia mi fa sobbalzare il fatto che proprio Google parli di pericolo per la concorrenza.

Proprio Google che detiene quasi l’80% del mercato dell’online advertising? Proprio quella Google che è il motore di ricerca usato praticamente da tutti gli utenti del mondo? Proprio quella Google che offre servizi online gratis di ogni genere e tipo, senza però dare, in ragione della gratuità, alcuna garanzia all’utente che, un domani, potrebbe ritrovarsi con la “spina staccata” senza poter dire nulla?

Insomma, Google chiama a raccolta un movimento di opinione per la libertà di internet, ma in realtà la mossa pare molto meno nobile e molto più opportunistica. Più che un appello al popolo di internet mi pare un appello all’antitrust, soprattutto nel passaggio in cui dice “as the merits of this proposed acquisition are examined and alternatives explored”. Quali sono le alternative da esplorare? Forse uno stop da parte dell’antitrust?

Microsoft ha successivamente, a strettissimo giro di vite, replicato sostenendo, come prevedibile, che il suo obiettivo principale è la trasparenza del mercato e la libera concorrenza e, seppur velatamente, lancia un messaggio del tipo “Da che pulpito viene la predica”.

La mossa di Google, almeno per quanto mi riguarda, giunge inaspettata. Pensavo che la società di Mountain View si sarebbe limitata ad osservare in silenzio la situazione per ponderare le successive mosse; questa presa di posizione così 1.0 non fa per niente onore a ciò che Google pensa di rappresentare.

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