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Parte domani l’interregno italiano del libero P2P

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Entra in vigore da domani la nuova versione dell’art.70 per la quale è consentito lo scambio e la pubblicazione in rete di copie degradate di immagini e musiche coperte da diritto d’autore purchè a scopo scientifico e didattico.

Il punto che il web degrada è noto. Per essere messo in rete un contenuto deve essere compresso, ridotto e ridimensionato ai minimi termini, così da sveltirne il più possibile il trasferimento, tutto in rete è degradato, ma non per questo non fruibile, non accettabile e non accettato. Gli mp3 sono a tutti gli effetti una copia degradata di una musica, la compressione utilizzata maschera e cancella determinati suoni.

Dunque da domani con tutta probabilità sarà legale pubblicare e scambiare musica e immagini protetti da copyright purchè senza fini di lucro e per scopi scientifici. Le opinioni in materia sono tante e diverse ma il solo fatto che in molti sostengano la plausibilità del fatto lascia margine di lavoro per eventuali processi ed eventuali vittorie.

Certo una cosa sola è sicura al 100%: nel nostro futuro non c’è la liberalizzazione del materiale coperto da diritto d’autore in rete. Nonostante gli stretti margini di operatività che sono rimasti ai legislatori dopo l’infausta dicitura un rimedio si troverà sicuramente. Fanno bene le varie FIMI a non preoccuparsi, come fa notare con la consueta simpatia il suo presidente Enzo Mazza: «la legge non ci preoccupa perché sappiamo già come sarà il decreto che fisserà i paletti: per uso didattico si intenderanno solo i siti che si occupano ufficialmente di didattica, quindi istituzioni accademiche. Nemmeno i siti personali di professori». Troppo importanti sono le voci delle varie FIMI ed associazioni varie e troppo rivoluzionaria sarebbe la mossa. Il P2P come lo conosciamo sarà certamente illegale, ma in meglio o in peggio qualcosa tuttavia dovrà cambiare.

E perchè qualcosa cambi davvero spero che questo periodo di interregno che parte domani e si concluderà a breve, anche se non si sa quando, porti gravi danni, polemiche, strascichi, cause e fatti clamorosi da prima pagina del giornale. Spero che ci siano molti problemi e spero che parecchi furbi tentino di avvantaggiarsi dell’incertezza della norma. Lo spero perchè non è possibile legislare in materia con così poca cognizione di causa.

Questo art.70 è la prima norma italiana che regola la circolazione del materiale in rete limitandola in base alla qualità. Nata per siti come Wikipedia e a seguito di una diatriba sulla possibilità di riprodurre panorami o palazzi noti la legge mirava semplicemente a consentire un uso basilare e a titolo esemplificativo di determinate opere, come una piccola foto della Gioconda in un libro di testo scolastico.

Solo che non si è pensato che tecnologie diverse vogliono diciture diverse e si è agito con il medesimo metro di vent’anni fa. Senza consultare esperti del settore e senza avere la cura di lasciare margine di operatività.

La norma dunque è stata approvata in grande fretta e senza un buona conoscenza delle nuove tecnologie e di fatto ora vi rientrano anche gli mp3. Dico di fatto perchè giuristi come Andrea Monti ne hanno spiegato in parole semplici le ragioni e nonostante ve ne siano altri che affermano il contrario a mio parere le argomentazioni di Monti sono incontestabili.
Intervistato da Repubblica.it ha detto: «[Il nuovo comma permetterà, ndr.] di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d’autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di “pubblicazione su internet”. L’importante – dice il comma – è che lo scopo sia didattico o scientifico, quindi per esempio posso immaginare un sito che pubblichi la discografia di un autore a scopo di commento e recensione. Oppure una rete peer to peer dei conservatori che mettono la musica a disposizione degli allievi, per studiarla. Tutti usi permessi, se si interpreta in modo letterale la legge»

Ancora più grave il commento del Presidente della Commissione Cultura della Camera, Pietro Folena, che volendo correre ai ripari ha fatto peggio nel voler chiarire come il termine indichi semplicemente: «Una qualità non paragonabile a quella di un cd, ma comunque ascoltabile. O un’immagine con dimensioni non utili alla riproduzione a stampa».

Adesso siamo sicuri che gli mp3 ci rientrano.