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Una settimana per Fouad Al-Farhan

Una settimana di protesta. Una settimana di meditazione, affinché tutti i blogger del mondo possano identificarsi in Fouad Al-Farhan e capire cosa significa non poter esprimere la propria opinione. Il caso non trova sbocchi e Fouad Al-Farhan rimane dentro

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Prosegue la detenzione illegittima di Fouad Al-Farhan, il blogger più seguito in Arabia Saudita incarcerato per le sue opinioni l’11 dicembre 2007 a Jeddah. È stata promossa in suo favore un’iniziativa internazionale di solidarietà.

Fouad Al-Farhan è general manager della Smart Info Inc. con sede a Jeddah, in Arabia Saudita. Sposato e padre di un bimbo e una bimba, prima di intraprendere la carriera nel business tecnologico ha studiato per molti anni negli Stati Uniti. Fouad è stato uno dei primi, e tuttora pochi, bloggers sauditi a firmarsi col proprio nome e cognome. Nel suo blog esprimeva le sue opinioni sulla necessità di riforme in Arabia Saudita, della necessità di garantire a tutti la libertà di parola e manifestava con forza il suo desiderio di giustizia.

Le sue parole coraggiose gli sono costate la libertà, proprio quel valore per il quale ha tanto combattuto. La comunità internazionale si è subito sollevata a difesa del blogger, prima organizzando proteste formali e poi nella blogosfera, creando gruppi in Facebook e blog per chiederne la liberazione. Sono ormai due mesi che Fouad è prigioniero e dalle autorità saudite non proviene nessun segnale di distensione che lasci sperare ad un’imminente soluzione positiva del caso. L’unico commento ufficiale è che «viene detenuto perchè ha violato le leggi del regno».

Per rinnovare la protesta è stata organizzata la “Fouad’s Week“, dal 9 al 15 febbraio, settimana durante la quale “We Are All Fouads“, ovvero tutti i blogger saranno chiamati ad identificarsi con il compagno imprigionato e a sensibilizzare quanto più possibile, nei propri blog e col passaparola, sia la blogosfera che i media tradizionali, nella speranza di rendere più forte il messaggio di libertà e pacificazione rivolto alle autorità finora sorde.

Fouad sapeva che stavano investigando su di lui ma, come lui stesso scrive in una lettera agli amici, si aspettava alla peggio tre giorni di prigione. Due mesi sono passati ed è ancora prigioniero. L’unica cosa che possiamo fare a questo punto è esaudire l’ultimo suo desiderio da uomo libero: non essere dimenticato.

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