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Perchè dico no a Play.com

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Non ho potuto provare al 100% Play.com poichè è riservato ai soli cittadini britannici, tuttavia ho fatto tutti gli step fino al pagamento (unico momento in cui viene controllata la tua nazionalità) e dunque penso di potermi esprimere sulla qualità e la bontà del servizio postulando che la musica si scarica bene ed è in buona qualità.

Dico questo perchè tanti music store online vendono musica, tanti hanno un buon catalogo e tanti hanno buoni prezzi, ma solo iTunes va a gonfie vele. Il problema dunque non è lì, ma evidentemente altrove. E più precisamente nel servizio.

Tante volte lo si è detto, l’euro che paga chi compra da iTunes un brano musicale non è il costo del brano: la musica ormai è gratuita di fatto da quando la si può avere con facilità nei circuiti P2P, quell’euro è il costo del servizio. Io posso avere la musica gratuitamente ma decido di pagare una piccola cifra per essere sicuro che la traccia che scarico è quella che desidero (preascolto e affidabilità), essere sicuro della velocità (banda garantita), essere sicuro che si sentirà bene (qualità di compressione) ed essere sicuro di trovare ciò che mi serve (catalogo). E poi, ma solo marginalmente, ci può eventualmente essere il gusto di stare nella legalità.

Dunque com’è il servizio di Play.com? Buono. Ma non eccezionale. E per sfondare tocca essere eccezionali. I passaggi sono molti, l’interfaccia web è lenta e l’unica cosa veramente buona è il preascolto. Invece che poter comprare subito devo riempire il carrello e poi fare il checkout. Tutto troppo lungo. Certo c’è l’indubbio valore della libertà da DRM che iTunes stenta ad offrire nella sua interezza. Ma non basta. A questo punto meglio Amazon o meglio (davvero) il music store di Sorrisi e Canzoni.

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