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Lo stillicidio di suicidi è causato dal Web?

Diciassette ragazzi tra i 15 e i 27 anni si sono tolti la vita nel corso dell'ultimo anno in un paesino del Galles meridionale. La ventilata ipotesi di una responsabilità del Web nella vicenda ha infiammato il dibattito in UK, ma mancano le prove

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Quando è stato ritrovato dalla polizia, il corpo senza vita di Jenna Parry era ormai appeso da alcune ore a uno degli antichi alberi del bosco vicino a Bridgend, una cittadina del Galles meridionale. Il gesto estremo della ragazza costituisce il diciassettesimo caso di suicidio della zona in poco più di un anno. Uno stillicidio costante, sul quale da mesi si interrogano gli inquirenti e le forze di polizia di questo piccolo angolo del Regno Unito.

L’ultima vittima della inspiegabile furia suicida aveva appena 16 anni. Dale Crole, il primo caso di suicidio risalente al gennaio del 2007, di anni ne aveva 18, Davidi Dilling 19, Thomas Davies 20; fino al recente caso dei cugini Nathaniel Pritchard e Kelly Stephenson, rispettivamente di 15 e 20 anni, morti suicidi lo scorso 13 febbraio. Una catena di morte apparentemente sistematica e senza precedenti di ragazzi quasi sempre al di sotto dei 25 anni che per qualche incomprensibile motivo decidono di togliersi la vita.

Nel corso degli ultimi mesi, gli inquirenti hanno meticolosamente ricostruito le vite delle giovani vittime, alla ricerca di un possibile collegamento in grado di spiegare l’enigmatica serie di suicidi nella ristretta area di Bridgend. Dalle indagini è così emerso come buona parte delle vittime utilizzassero regolarmente alcuni social network come MySpace, per mantenersi in contatto. La "pista del Web" ha suscitato molto scalpore tra i media tradizionali, specialmente in Gran Bretagna, che non si sono astenuti dal segnalare la pericolosità dei network sociali in mano a individui facilmente condizionabili. Una soluzione probabilmente affrettata, che ha indotto in questi giorni gli inquirenti a compiere alcuni passi indietro.

Dopo settimane di indagini, infatti, gli investigatori non sono riusciti a trovare alcun collegamento tra lo stillicidio di suicidi nella zona e i portali sociali utilizzati dalle vittime. Sono del resto milioni gli adolescenti britannici che ogni giorno pubblicano fotografie, messaggi e pensieri sui social network. Nonostante la canea degli old media, gli inquirenti sono ormai certi che buona parte dei casi di suicidio siano collegabili attraverso le tradizionali reti sociali come scuola, famiglia e gruppi di amici. Secondo alcuni psicologi e criminilogi, la pressione dei media tradizionali sui giovani della piccola comunità di Bridgend potrebbe rivelarsi molto più deleteria di un profilo su un comune social network online.

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