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Un albo per i blogger?

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Chris Mooney è l’autore della proposta. Un’idea alla quale in molti si era già pensato e in Italia era spuntata come ipotesi durante il dibattito svoltosi in rete intorno alla legge sul copyright. In un bel
In post, Mooney ragiona sulla volontà dei blogger indipendenti, delle blogstar e dei promotori di contenuto per attrarre inserzioni, reclutati dai colossi del settore, di avere una retribuzione e un riconoscimento, che permetta loro di avere una certa libertà editoriale. Diritti e doveri da tutelare con uno specifico albo, che come sempre all’interno della Rete, si deve scostare dalle regole classiche alle quali siamo abituati, perché su Internet non sono più applicabili, date le evidenti differenze tra il mondo “analogico” e quello digitale.

In fondo la maggior parte dei blogger indipendenti (quelli appassionati, ai quali piace solo scrivere) si trovano su piattaforme gratuite (Blogger o Splinder per intenderci) e contribuiscono a vendere inserzioni pubblicitarie producendo contenuti: possibile che nessuno di loro vuole che gli venga riconosciuta una retribuzione?

Inoltre con l’istituzione di un albo si risolverebbe anche il problema della protezione dei diritti intellettuali sui propri post. Gaia Bottà a questo proposito aggiunge:

Nicholas Carr lo aveva previsto: la rivoluzione è vicina, l’architettura basata sulla cooperazione gratuita e spontanea potrebbe rivelarsi troppo fragile senza che a sostenerla ci sia il contrafforte del denaro. Ma non tutti i blogger ambiscono a snaturare la propria vocazione.

Di certo si devono cambiare i parametri di valutazione: non ci troviamo più nel mercato dei prodotti o dei servizi ma in quello delle idee, dove bisogna dare un valore tangibile alla libertà di espressione e alla passione!

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