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Meucci e Bell, l’invenzione è di chi la costruisce o di chi la capisce?

Data l’estensione della risposta al post di Emanuele lo faccio in un altro post e non nei commenti. Rispondo alla sua indignazione per il fatto che Google abbia celebrato Bell come inventore del telefono e non l’italiano Meucci che invece lo inventò decisamente per primo. Il punto però in questo caso non è chi ha [...]

Data l’estensione della risposta al post di Emanuele lo faccio in un altro post e non nei commenti. Rispondo alla sua indignazione per il fatto che Google abbia celebrato Bell come inventore del telefono e non l’italiano Meucci che invece lo inventò decisamente per primo.

Il punto però in questo caso non è chi ha costruito cosa per primo (su questo nessuno ha dei dubbi come del resto spiega la voce Wikipedia che Emanuele ha linkato) ma chi sia da ritenere il vero inventore di qualcosa tra chi ne ha messe insieme le componenti tecniche e chi invece ha capito a cosa servisse.

Il punto, per dirla in altre parole, è: il telefono è un insieme di connessioni e principi elettrici o è un apparecchio che serve a far comunicare la gente? E la risposta non può essere tutti e due, perchè Meucci ha inventato il primo e Bell il secondo.

Il brevetto di Meucci infatti era perfettamente funzionante, ma assolutamente inutile. Si trattava di un modello “simplex” (cioè funzionava come un walkie-talkie) e non prevedeva il concetto di centralino, in sostanza la sua invenzione era costituita da due telefoni collegati da un filo, non era stato immaginata la possibilità da un telefono di chiamarne altri, ma solo quell’altro cui era connesso. Ancora Meucci non aveva idea di cosa fare con la propria invenzione tanto che non si sbattè più di tanto a trovare i soldi per ricomprare il proprio brevetto una volta scaduto (e così lo acquistò Bell).

Meucci aveva approntato alcuni blandi usi che lo assimilavano alla radio, cioè lo promuoveva come un oggetto da tenere in casa e da ascoltare ad orari regolari quando venivano trasmesse cose come notizie, meteo o spettacoli teatrali. Anzi, era furioso con chi lo usasse per parlare: “Non è un giocattolo” insinuava. In sostanza Meucci del suo telefono ne vendette pochissimi esemplari e non ci fece nulla.

Al contrario Bell, pur non avendo inventato materialmente molto, lo migliorò facendolo diventare duplex (cioè come è oggi) e dopo qualche anno introducendo anche il concetto di centralino.

Oltre a questo per farlo diffondere, poichè credeva davvero che fosse utile, girava per l’America con il suo assistente facendo pubbliche dimostrazioni. Aveva inventato un sistema di comunicazione d’emergenza in virtù del quale chi aveva in casa un modello del suo telefono veniva avvertito di catastrofi come incendi o trombe d’aria in caso di emergenza e ne aveva fatti piazzare in luoghi come le caserme dei pompieri.

Infine Bell riuscì a spingerlo alla nicchia degli uomini d’affari, i quali lo usavano rigorosamente per comunicazioni affaristiche brevi e concise (l’uso del chiacchierare ancora era lontano dai costumi e condannato dai più). Furono però a quel punto le mogli dei grandi affaristi che “di straforo” usavano l’apparecchio che i mariti avevano installato per parlare tra di loro. Così tanto da far notare a Bell il fenomeno e fargli capire che occorreva insistere in quella direzione.

Ci sono voluti dunque 30 lunghi anni di evoluzione dei costumi e della mentalità più lo spirito di adattamento e l’instancabile volontà di Bell per arrivare a concepire socialmente il telefono come uno strumento per mettere in comunicazione le persone e non un semplice arnese per comunicazioni come poteva essere il telegrafo. Bell per 30 lunghi anni ci ha creduto, ha migliorato la tecnologia, ci ha investito, ha inventato il concetto di centralino (e quindi il concetto di telefonia moderna, da uno a molti), ha girato l’America, ha inventato utilizzi e ne ha sperimentati altri. Meucci dopo 5 anni alla prima difficoltà ha abbandonato il brevetto.

Chi è allora l’inventore del telefono? Chi l’ha assemblato o chi ci ha investito una vita concependone l’uso moderno?

Se vuoi aggiornamenti su Meucci e Bell, l’invenzione è di chi la costruisce o di chi la capisce? inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://emanuelemenietti.it Emanuele Menietti

    Ciao Gabriele,
    apprezzo il fatto che tu abbia voluto rispondere al mio post – sicuramente scritto sull’onda di una mia certa indignazione – portando nuovi elementi alla discussione.

    Mi permetto solo di puntualizzare qualcosa. Non corrisponde completamente al vero ciò che scrivi in merito alla condotta di Meucci. Egli non abbandonò il progetto alle prime difficoltà dopo appena cinque anni come scrivi. Tra alti e bassi, e serie difficoltà sia economiche che di salute, Meucci dedicò quasi 50 anni allo sviluppo e al miglioramento della sua invenzione tra il 1834 e il 1889, anno in cui morì.

    Meucci non navigava certo nell’oro e, nel 1871, alle difficoltà economiche si aggiunsero quelle di salute in seguito al terrificante incidente che subì a bordo del traghetto Westfield a New York. Rimase a lungo infermo e la moglie, a sua insaputa, fu costretta a vendere buona parte delle invenzioni del marito per pagare le cure. Dal 1871, Meucci si adopera al massimo per racimolare i soldi necessari per depositare il brevetto della sua invenzione. Ottiene una registrazione preliminare all’ufficio brevetti, ma alcuni suoi soci si tirano indietro e non gli consentono il rinnovo del brevetto che gli viene così soffiato da Bell.

    Nel 1883, quindi a dodici anni dalla prima registrazione del brevetto, Meucci manda accorate lettere ai principali quotidiani di New York per rivendicare la paternità dell’invenzione che desta ormai curiosità in tutto il Paese. Meucci raccoglie così simpatizzanti e alcuni piccoli finanziatori che lo aiutano a intentare causa contro Bell che – però – forte della sua florida compagnia, riesce a vincere la causa e a mettere a tacere l’italiano.

    Nel 1889 Meucci muore, dopo essersi battuto per quasi 18 anni per il suo brevetto. Fu forse miope in alcune scelte, specialmente economiche? Probabilmente sì, ma si batté fino al suo ultimo giorno di vita per difendere un’invenzione che aveva accudito quanto un figlio, apportando costantemente miglioramenti e innovazioni tecniche che avrebbero fatto storia. Non solo per la telefonia.

    ps. Se vuoi continuare la chiacchierata ci telefoniamo… tanto per stare in tema :D

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Ammetto di aver esagerato anche io con i toni, tuttavia nonostante l’impegno e le difficoltà di Meucci, mi sembra indubbio che per il periodo in cui ha avuto la possibilità di lavorarci, cioè dal 1834 al 1889 Meucci ha realizzato molti avanzamenti tecnici, ma ha mancato di concepirne un uso.

    E proprio su questo avevo spostato la discussione, cioè se pure (estremizzando il discorso) Meucci avesse realizzato in toto il telefono e Bell unicamente il suo utilizzo chi sarebbe l’inventore? Personalmente continuo a ritenere Bell, poichè penso che la tecnologia sia il suo utilizzo.
    Anche perchè il telefono è si tecnicamente un’invenzione di di Meucci ma anch’egli si è basato su altre invenzioni e scoperte relative all’elettromagnetismo, aggregando scoperte altrui in un apparecchio nuovo (come capita sempre per le invenzioni moderne). Dunque mi sembra che il vero passo in avanti non sia stato quello di Meucci ma quello di Bell, per quanto il secondo non sarebbe arrivato senza il primo. Ma il telefono come dicevo è uno strumento per chiacchierare e non un insieme di principi elettrici.

    Credo che se ci telefonassimo potremmo continuare all’infinito :)

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Per estensione: se ho navigato per anni in 56k devo ringraziare Meucci, Bell o gli inventori del TCP/IP?

    Direi che in varia misura dovrei ringraziare tutti e tre. Semplicemente.

  • http://emanuelemenietti.it Emanuele Menietti

    L’incapacità di capire a fondo il possibile utilizzo di una nuova tecnologia ha afflitto numerosi inventori. Edison inventò moltissime cose che solo altri resero davvero utili e fruibili, egli non riusciva a concepire i possibili usi “corretti” di ciò che inventava (il caso del fonografo è il più conosciuto, l’avrebbe voluto rendere tutto tranne che uno strumento per riprodurre musica).

    Bell ebbe da sé due vantaggi: maggiori possibilità economiche e sicuramente una migliore capacità imprenditoriale rispetto a Meucci. La risoluzione del Congresso USA del 2002 parte dalle mie considerazioni sulla tempistica riconoscendo dunque all’inventore italiano la paternità della tecnologia “fondante”. Prosegue poi riconoscendo a Bell la capacità di aver reso quella tecnologia fruibile. Con un gesto di fair play raro in questo genere di dispute, il Congresso ha comunque riconosciuto che Meucci avrebbe potuto fare molta più strada se solo avesse potuto ricomprare il suo brevetto. Ed è forse qui la chiave della questione. L’italiano ebbe soci a dir poco discutibili che non riuscirono a capire l’importanza dell’invenzione nel lungo periodo e la abbandonarono. Senza l’invenzione della batteria a secco e del telefono elettromagnetico con nucleo magnetizzato permanente inventati da Meucci, forse Bell non avrebbe fatto molta strada.

    Comunque la storia non si fa con i se. E’ andata come è andata e da più di un secolo se ne discute e, come dici giustamente anche tu, potremmo andare avanti anche noi all’infinito. Del resto le diatribe su brevetti e iPhone sono all’ordine del giorno anche nel nostro tempo :-D

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    io direi gli inventori del TCP/IP che hanno capito che fare con il modem e con il web.
    Altrimenti per la radio dovrei ringraziare anche Hertz. Mi sembra ragionevole che ognuno abbia il merito per un’invenzione e non per tutte quelle che derivano, poichè è chi intuisce coma aggregare tecnologie o principi già esistenti o anche cosa fare con una tecnologia nuova che ne è il vero padre.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Ma infatti proprio perchè è andata come è andata non credo si possa dare la paternità a Meucci perchè “chissà che avrebbe fatto”. Il punto è che per molti motivi non l’ha fatto e l’ha fatto Bell. E secondo me non si può presupporre che Bell non avrebbe fatto nulla senza Meucci, perchè Meucci non avrebbe fatto nulla senza i principi del telegrafo e via dicendo all’indietro.

    Del resto Edison aveva inventato anche il cinema prima dei Lumiere ma pensava che fosse una cosa da fruire singolarmente… E giustamente non gliela attribuiamo l’invenzione!

  • http://emanuelemenietti.it Emanuele Menietti

    Non si tratta propriamente di “chissà cosa avrebbe fatto”. La tecnologia di supporto alla comunicazione a distanza la implementò sempre Meucci. Nel 1870 realizza il primo collegamento a distanza di un miglio utilizzando la mitica treccia di filo di rame isolato con il cotone. E poche settimane dopo implementa la ripartizione di linea con il carico induttivo per mantenere costante la tensione e stabile la comunicazione. L’invenzione è del 1870 ed è uno dei pilastri per le implementazioni successive.

    Il piemontese Cruto inventò la lampadina ben prima di Edison… ma è un’altra storia :-D

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Ma infatti non è in discussione l’invenzione “tecnica”, quella siamo daccordo è di Meucci, quanto quella d’uso, cioè è stato Bell a concepire il telefono come un mezzo per parlare tra le persone (e con questo in mente ne ha concepito il modello duplex e il centralino).

    Poi come dicevamo prima Meucci non ha avuto una vita facile, ma ad un certo punto com’è come non è il brevetto l’ha preso Bell il quale oltre ogni ragionevole dubbio si è sbattuto perchè aveva una sua idea di cosa dovesse essere il telefono, idea che fino a quel momento nessuno aveva e che quindi di fatto ha inventato lui.
    Se Meucci ha messo in comunicazione le persone è Bell che le ha fatte davvero parlare.

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Onore alla storia:

    http://www.piemonte-online.com/personaggi/servizi/cruto.htm

    Mi viene però da dire: la storia dimostra che il successo non è mai stato di chi ha fatto una invenzione, né di chi ha capito come usarla. Il successo, la gloria e la ricchezza sono andate a chi ha saputo lucrarci su, semplicemente, con fior di investimenti, accordi e partnership.

    Ok, ora però non mettiamoci a disquisire di Apple e Microsoft, per pietà… :)

  • http://emanuelemenietti.it Emanuele Menietti

    Sono sicuramente le due facce di una stessa medaglia… Un duplex pure loro, mettiamola così :-)

    Grazie per la bella chiacchierata, poi un giorno mi racconterai come si chiamava il tuo avo lontano parente di Bell ;-)

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Secondo me ci lucra chi capisce come diffonderla sul mercato e come far diventare qualcosa utile.
    Come Nonno Graham :)

  • http://emanuelemenietti.it Emanuele Menietti

    ah ah! t’ho sgamato! ehehe

  • Enzo Rogione

    Meucci e Bell, l?invenzione è di chi la costruisce o di chi la capisce? E’ questo il trovato, meglio, la trovata da proporre all’Uffico Brevetti anche perché porta rapidamente, dopo un passaggio “uovo – gallina” alla fatidica “Esiste un essere superiore?” Per ridiscendere tra di noi, completerei la domanda”…o di chi la capisce per venderla?” L’idea di uno che “costruisce” l’invenzione senza capirla
    costituisce un inedito concettuale. I tre americani inventori del transistor non sono mai stati messi minimamente in discussione, nonostante il loro transistor fosse un incidente su un percorso verso altro e non sapevano cosa farsene, mentre i giapponesi seppero cosa farne. A nessuno viene in mente di affermare che sono i giapponesi gli inventori del transistor, senza “distiguo” tra “assemblaggi” ed altro. Ma i tre sono americani e Meucci, ahimé, era italiano (in America, nel 1800). E poi perché dare premi Nobel a gente che ha passato la vita perdendo tempo nella ricerca di base, mentre altri, più intelligenti di loro, hanno capito come applicare i risultati di quelle ricerche facendo un sacco di soldi? Senza il minimo intento ironico, ritengo che doveva essere formulato non un ringraziamento ma vive congratulazioni dallo Stato Italiano al Congresso USA che avuto il coraggio, perché di coraggio trattasi da quelle parti, di riconoscere il merito dell’italiano Meucci.
    Infine, c’è qualcuno di noi che può sostenere di aver fatto qualcosa prescindendo totalmente da ciò che i nostri antenati avevano fatto?

  • http://http:dilia.splinder.com dilia

    Innocenzo Manzetti, il vero inventore del telefono
    Il valdostano Innocenzo Manzetti precorse con largo anticipo tutti coloro che contribuirono all’invenzione del telefono, riuscendo ad approntare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Molto prima di Antonio Meucci (1871) e di Alexander Graham Bell (1876), coloro che oggi vengono unanimemente riconosciuti come inventori del telefono. La sensazionale scoperta di Manzetti ebbe un notevole risalto internazionale grazie ad una serie di articoli apparsi su alcuni giornali italiani, francesi ed americani del 1865-1866, in seguito alla presentazione pubblica della sua invenzione. Purtroppo nonostante questi avvenimenti inconfutabili, il nome di Manzetti non ha mai avuto la possibilità di imporsi con decisione nella storia delle telecomunicazioni e nel mondo scientifico. Diversi sono stati i motivi che hanno relegato nell’oblìo l’inventore. Basti pensare alla sua morte prematura (a soli 51 anni ed appena un anno dopo il brevetto di Bell), che gli impedì di difendere in prima persona la sua priorità. Oppure al fatto che Aosta, eccessivamente periferica all’interno del nuovo Regno d’Italia, nonché investita di ben più gravi problemi di carattere sociale ed economico, era praticamente esclusa dal dibattito culturale e scientifico italiano ed internazionale che avrebbe potuto senza dubbio contribuire a esaltare la sua invenzione. Di conseguenza gli indiscutibili meriti di Manzetti nell’invenzione del telefono sono stati poco a poco dimenticati nel corso degli anni, fino a farne un personaggio sconosciuto ai più, suoi concittadini compresi.
    http://www.innocenzomanzetti.it/

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Rispondo sia ad Enzo che a dilia.
    Il fatto che uno inventi una cosa senza averla capita è normalissimo, anzi è la cosa più frequente in assoluto. Nell’era moderna quasi nessuna invenzione ha avuto negli immediatamente dopo la sua nascita l’uso che ha oggi. Questo perchè ad ogni oggetto non corrisponde mai un uso univoco, ma molti diversi, il migliore dei quali sopraggiunge unicamente quando l’oggetto entra nella socialità cioè arriva ai consumatori.
    Così pure il telefono. E l’informazione che riporta dilia, cioè l’invenzione di Innocenzo Manzetti, getta nuova luce non sulla nascita del telefono poichè quel primato rimane sempre a Bell, ma sulla nascita del primo apparecchio per trasmettere suoni a distanza attraverso un cavo.
    Il telefono non è solo il ritrovato tecnico ma anche l’uso che se ne fa e quest’unione (di tecnologia e utilizzo) è un’esclusiva di Bell gli altri che lo hanno preceduto hanno compiuto un lavoro fondamentale ma propedeutico all’invenzione del telefono al pari di chi ha compiuto le importanti scoperte nel campo del magnetismo che sotto stanno alla tecnologia di propagazione dei suoni attraverso i cavi telefonici.

  • Enzo Rogione

    Ringrazio Gabriele per la risposta, rispetto le opinioni, ma non sono d’accordo con lui. Mi scuso se non riesco a celare qualche irritazione, ma trovo che la scelta del caso Meucci e la titolazione della questione sollevata siano particolarmente infelici.
    Il fatto che uno inventi una cosa senza averla capita non è normalissimo, è aberrante. Il trovato non è un reperto: è il risultato di un processo che presuppone la concezione di un’idea, la sua elaborazione (progetto)e la sua realizzazione. Se l’inventore non capisce ciò che ha realizzato, sono intervenuti nel processo fattori di alterazione, compresa quella mentale di chi ha avviato il processo stesso. Secondo Gabriele “il telefono di Meucci “è un insieme di connessioni e principi elettrici”: dunque il processo inventivo di Meucci è scaturito da un’idea così brillante? Cosa pensava di farne Meucci di quell’”insieme”?Meucci pensava già alla pop art?
    Se invece Gabriele allude a chi non capisce il valore effettivo e potenziale di mercato del trovato, sono pienamente d’accordo: la storia trabocca di questi casi, ivi comprese vicende poco edificanti.
    Non mi pare neppure il caso di giocare sulle parole: lo “apparecchio per trasmettere suoni a distanza attraverso un cavo”, richiamato per il caso Manzetti, è la eplicitazione del vocabolo “telefono” composto dai noti etimi greci.

    Ma la tesi Niola va ben oltre: se accettata, mina alla radice la distinzione ed i valori tra il prodotto della ricerca (il sapere)e il prodotto della tecnologia (il saper fare). Nei due ambiti operano intelligenze con fini diversi e con eguali diritti ai riconoscimenti pertinenti, senza introdurre oziose dispute sui meriti di uno e dell’altro. Nelle primogeniture subentra la dimensione tempo: se non si bara, questa unità di misura è indiscutibile.
    Infine, torniamo a Meucci: dopo oltre 100 anni lo stesso Congresso USA lo ha gratificato con un riconoscimento postumo, Bell è stato gratificato con una saccco di soldi e con il fatto che tutti gli anglosassoni, compresi quelli di Google, continueranno a citare lui come inventore. Non mi sembra che abbia bisogno di altre gratificazioni, specie dagli italiani.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Meucci sapeva cosa inventava ma non poteva saperne l’uso, o meglio poteva averne in mente uno, non lo sappiamo ma dalle sue azioni si capisce che non è quello attuale.
    Quello che Meucci con tutta probabilità ha inventato è un mezzo per effettuare comunicazioni audio a distanza attraverso una tecnologia per l’epoca nuova. I possibili utilizzi di questa tecnologia sono tantissimi poi e solo uno (fino ad ora) si è rivelato vincente nel senso di più utile degli altri.
    Questo è quello che ha capito (non senza sforzo e anni di tentativi Bell).

    Non voglio creare un meglio o un peggio, Hertz ha fatto dei lavori fondamentali nel campo dell’elettricità e Volta pure eppure chi poi si basa sul loro lavoro per inventare un oggetto da poter vendere e che cambi in maniera più evidente le vite di tutti è normale che abbia più fama.

    Poi è chiaro che Volta merita tantissimo riconoscimento e che il suo lavoro ha cambiato il modo in cui viviamo, solo che è meno riconoscibile poichè le sue scoperte sono “sparse” in mille strumenti moderni senza però che ce ne sia uno pienamente attribuibile a lui. E questo perchè le invenzioni sono il loro utilizzo e non il loro funzionamento tecnico.

  • Enzo Rogione

    Mi sembra che lo scenario si vada complicando:
    a. “Meucci sapeva cosa inventava ma non poteva saperne l?uso, o meglio poteva averne in mente uno”. Mi si tolga un dubbio: si formula l’ipotesi che seguisse processi deliranti?
    b. “Quello che Meucci con tutta probabilità ha inventato è un mezzo per effettuare comunicazioni audio a distanza attraverso una tecnologia per l?epoca nuova” L’ammissione che abbia inventato qualcosa è più confortante, se poi questo non vogliamo chiamarlo telefono è un’altra cosa;
    c. “I possibili utilizzi di questa tecnologia sono tantissimi poi e solo uno (fino ad ora) si è rivelato vincente” Gli utilizzi della tecnica telefonica non sono tantissimi: ne ha uno solo che serve per comunicare a distanza. Se poi si allude alla trasmissione dati su cavi telefonici, non siamo più in telefonia e, in ogni caso, né Meucci né Bell sono nella partita della telematica;
    d. Concordo: “chi inventa qualcosa che cambia la vita di tutti è normale che abbia più fama”. Se l’invenzione di Meucci fosse stata riconosciuta 100 e più anni fa oggi non saremmo a duellare sui vari distinguo in fatto d’invenzioni e di nomi;
    e.”le invenzioni sono il loro utilizzo e non il loro funzionamento tecnico”: mi sfugge il significato di questa affermazione. Se c’è un utilizzo, esso è conseguente ad una capacità di funzionamento che qualcuno, per esempio un inventore, è stato in grado di realizzare.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    allora
    a. Non seguiva processi deliranti ma aveva dato vita ad una tecnologia che aveva una funzione, comunicare a distanza via audio. Poi cosa ci si potesse fare era un altro paio di maniche.

    b. Vedo che non hai seguito la polemica che è tutta qui. Nessuno ha mai obiettato che Meucci abbia inventato qualcosa, ma non è il telefono. Il telefono è quello che ha partorito Bell partendo dal modello di Meucci.

    c. La tecnica telefonica serve per comunicare a distanza ma ciò può avere infiniti utilizzi. anche qui mi devo ripetere. Inizialmente la si utilizzava come una radio, cioè venivano fatte delle trasmissioni ad orari prefissati, la gente alzava la cornetta e sentiva l’opera o le notizie o gli sceneggiati. Ma non funzionava. Poi lo si usò come strumento punto a punto (senza centralino ogni telefono era collegato ad un solo altro apparecchio) ma nemmeno così funzionò e via dicendo fino a Bell che capì (non senza fatica) che bisognava centrare tutto sulla chiacchiera e il concetto di centralino.

    d. L’invenzione di Meucci fu riconosciuta, ma non è il telefono, è il principio tecnologico che lo sottende.

    e. No l’utilizzo non è conseguente ad una capacità di funzionamento. Assolutamente no. Se così fosse ogni oggetto funzionante avrebbe uno ed un solo utilizzo, mentre nella realtà gli strumenti hanno sempre più di un utilizzo di cui però uno solo è quello dominante, cioè il più utile. chi capisce quali di questi tanti usi sia il più utile è quello che dà la vita alla tecnologia che altrimenti è inutile.
    Un esempio? A che serve la tecnologia UMTS? Lo sappiamo tutti cosa è in grado di fare, ma ci serve? Si è pensato ad usarla per le videotelefonate ma sono utili? A quanto pare no. Al momento nessuno riesce a dargli un utilizzo davvero utile nonostante i molti tentativi, se domani ci riuscissi io e inventassi qualcosa che sfruttando la tecnologia UMTS si rivelasse utile e rivoluzionario quanto il telefono passerei alla storia come Bell, anche se l’UMTS non l’ho inventato io.

  • Enzo Rogione

    a. Quindi, resta stabilito che Meucci ha inventato una tecnica che aveva la funzione di comunicare via audio a distanza, ma, si afferma, il telefono fa un’altra cosa;
    b. Bell, quindi, è partito dall’invenzione di Meucci e ha inventato il centralino telefonico;
    c. L’utilizzo è uno: comunicare via audio a distanza. Sono invece infiniti i contenuti della comunicazione, come le chiacchere;
    d. E’stata riconosciuta l’invenzione di una tecnica nuova, che sta alla base delle comunicazioni in fonia via cavo;
    e. Qui entriamo in complicazioni semantiche. Mi puoi portare un solo esempio di utilizzo di un qualcosa che non può funzionare?
    “chi capisce quali di questi tanti usi sia il più utile è quello che dà la vita alla tecnologia che altrimenti è inutile”
    La tecnologia è lo studio delle tecniche ed esiste da sempre e non può essere inutile: non c’è bisogno di darle vita. Si può dar vita ad una tecnica: se è utile ed ha carattere di novità è brevettabile, astraendo dal fatto se i suoi usi sono innumerevoli o no.Il motore elettrico, esempio tra mille, è un oggetto funzionante eppure ha innumerevoli usi, non uno solo. La tecnica UMTS è un passaggio verso tecniche di trasmissione sempre più capaci e qualcuno la sta usando.
    Condivido l’interrogativo: sono utili le video telefonate? In questo momento io credo di no: se lo chiedi ai giovani la risposta è diversa, ma resta il dubbio della vera utilità. Su questa strada, è utile studiare il genoma? Io credo fermamentente di sì: un sacco di gente non sa neanche cosa sia. Ma qui ci stiamo avvicinando alla fatidica domanda, già da me richiamata: esiste un essere superiore?

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Ho usato il termine inutile in un’accezione non troppo rigorosa per inutile intendevo “non sufficientemente utile ad una diffusione di massa”. Tutto ha un’utilità solo che spesso questa utilità non è sufficiente a farlo diffondere. Il kinetoscopio aveva un’utilità ma talmente marginale che di fatto era inutile ed è morto a favore del cinema.

    B Bell non ha inventato il centralino telefonico, ma partendo dal telefono e aggiungendo altre cose tra le quali il concetto di centralino (ma anche il passaggio al sistema duplex) ha inventato il telefono che è l’unione di varie tecnologie (quella di Meucci + centralino, sistema duplex ecc. ecc.) e un uso specifico che nel caso di Bell è stato vincente.

    Quelli propugnati da Meucci e altri non erano vincenti furono adottati da pochissime persone perchè non erano sufficientemente utili.
    Per questo alla fine il telefono l’ha inventato Bell. Questo però non vuole togliere merito a Meucci che ha compiuto dei passi importantissimi nello studio e nello sviluppo delle tecnologie che hanno consentito l’emergere poi di quella comunicazione. Come nessuno leva dignità a Hertz, Volta ecc. ecc.
    Ma il telefono è di Bell.

  • Enzo Rogione

    L’uso improprio di un’invezione non ne mette in discussione la paternità: si può affermare che l’inventore non è capace a valorizzare il trovato, ma la proprietà intellettuale resta sua.
    “Bell, partendo dal telefono e aggiungendo altre cose….ha inventato il telefono…” E’ un lapsus o la conferma che Bell è partito dal telefono di Meucci che ne è l’inventore? I meriti di Bell come uomo di marketing, ampiamente ripagati, sono indiscutibili e il suo “status” di americano con una salute ed un portafoglio assai migliori di quelli di Meucci hanno fatto il resto. I trent’anni occorsi a Bell per rendere appetibile il prodotto sono quelli necessari per far maturare la percezione del mercato verso un mezzo troppo nuovo per essere compreso immediatamente. Il tasso d’innovazione dell’invenzione di Meucci, considerati i tempi, era troppo elevato. Sussiste l’analogia con la lampadina di Edison. Per quanti anni negli alberghi americani dovettero lasciare appeso un cartello “… questa camera è dotata dì illuninazione con lampada elettrica di Edison. Basta girare la chiavetta…..e non c’è nulla da temere…etc.”
    Quando Leonardo andò a Milano e si presentò a Ludovico il Moro (con una “raccomandazione” di Lorenzo dei Medici) il suo curriculum, disegni alla mano, parlava solo di capacità di costruire terribili armi da guerra. Te le immagini le risate se avesse parlato di ciò che sapeva d’idraulica o del fatto che aveva intuito la natura corpuscolare della luce? Tra Leonardo e i suoi contemporanei c’era qualche secolo di differenza: al massimo poteva vendere un disegno, un quadro o, giusto progettare macchine da guerra.
    Ma la tua conclusione è sempre la stessa:il telefono è di Bell. La concessione che fai è di non togliere dignità a Meucci, come non la togli a Volta, Hertz & C (mi raccomando, non nominare Galileo Ferraris). Ma almeno quelli sono ricordati con le unità di misura che portano il loro nome. Dalle mie parti, ormai da quasi cent’anni, c’è una strada intitolata ad Antonio Meucci, senza specificarne il motivo: cosa dici, la lasciamo quella targa?

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Non concedo nulla la mia tesi è la medesima dell’inizio. Io non voglio infamare Meucci nè levargli ciò che è suo ovvero l’invenzione di un apparecchio funzionante che nessuno prima aveva inventato.

    Il mio è un discorso diverso. Quello non era il telefono perchè non aveva il suo uso.
    Il mio discorso è: siccome non esiste tecnologia senza uso, uno strumento è tecnologia + uso. Il telefono moderno è aveva tecnologia e uso di Bell non di Meucci.

  • Enzo Rogione

    Le acrobazie tra tecnologia, uso, tecnica, invenzione, apparecchio e strumento non facilitano la discussione. Vedo di ricostruire le tue affermazioni:
    a. Meucci ha inventato uno strumento, ma che non aveva uso. A parte altre considerazioni, nel blog 21 affermi che Bell è partito dal telefono (di Meucci NdR). Quindi, qualche utilità, vale a dire possibilità d’uso, lo “strumento” di Meucci l’aveva;
    b. Blog 23: Non esiste tecnologia senza uso. La tecnologia ha lo scopo permanente di studiare nuove tecniche o migliorare quelle esistenti. La storia e la letteratura sono zeppe di tecniche ed invenzioni inutili: ci sono libri in materia che hanno fornito numerosi spunti agli umoristi;
    c. Il sistema telefonico di Bell venne dopo quello di Meucci, quindi era più moderno. Ciò non toglie la paternità al trovato di Meucci. I moderni sistemi di telefonia fissa sono lontanissimi discendenti (e poco somiglianti) agli antenati concepiti da Meucci e Bell, ma paternità e meriti di quest’ultimi restano intatti.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Aspetta non possiamo ripetere mille volte le stesse cose.
    Ho già detto che “inutile” è usato in un’accezione generica:

    “Ho usato il termine inutile in un?accezione non troppo rigorosa per inutile intendevo ?non sufficientemente utile ad una diffusione di massa?. Tutto ha un?utilità solo che spesso questa utilità non è sufficiente a farlo diffondere. Il kinetoscopio aveva un?utilità ma talmente marginale che di fatto era inutile ed è morto a favore del cinema.”

    Dunque ogni cosa ha un utilità ma spesso è talmente marginale da farla diventare inutile. Il telefono di Meucci per come era quando lo gestiva lui era inutile e non era un “telefono” nelle sua funzione ma solo nella tecnologia (e anche parzialmente dato il fatto che era simplex e non duplex).

    Il telefono di Bell nell’uso e nel funzionamento è identico a quello moderno. Poi abbiamo aggiunto mille cose marginali ma il presupposto fondamentale di utilizzo (duplex + centralino) è esattamente lo stesso. Dunque il telefono moderno E’ quello di Bell.
    Non è una questione di modernità ma di uso. E la paternità che ha Meucci è quella di una delle tecnologie comprese nell’odierno telefono. Sicuramente la più importante e più fondamentale di tutte ma comunque una delle tecnologie. Non del telefono in sè poichè è l’uso che lo rende tale.

  • http://http:dilia.splinder.com dilia

    Deduco che tu non abbia letto il link che ti ho mandato, Manzetti ha inventato e realizzato il telefono che e’ stato adottato dalle ferrovie e sui giornali dell’epoca, anche negli stati uniti, si e’ parlato della sua invenzione, e tutto questo prima che Meucci e Bell lo brevettasssero. Sia Meucci che Bell sono andati da Manzetti… E una volta lui morto bell acquisi’ tutto il carteggio pagando una forte somma agli eredi, che erano poverissimi.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Ogni invenzione moderna (dall’800 in poi) ha molti padri, nel senso non solo che si basa su più scoperte di diversi inventori aggregate insieme, ma soprattutto che spesso in molti raggiungono più o meno il medesimo risultato più o meno nel medesimo periodo e alle volte anche contemporaneamente senza sapere l’uno dell’altro.
    Ma in ogni caso il merito va a chi prende tutti questi prototipi o queste tecnologie finite e ne intuisce il vero utilizzo, perchè l’invenzione non è la macchina ma cosa farci.

    Il fonografo l’ha inventato Edison ma non lo ha comprato quasi nessuno, è Berliner che ha capito che ci si doveva sentire la musica l’ha chiamato Grammofono, ha cambiato qualche particolare tecnologico marginale ed è passato, giustamente alla storia.

  • Enzo Rogione

    Nel concordare sul richiamo Dilia, rispondo a Gabriele.
    Veniamo al nocciolo della questione. Nella nostra discussione il tema Meucci ? Bell è andato via via sfumandosi sovrastato anche da incomprensioni semantiche. Posto che la discussione – se non altro per ragioni di buon gusto – non può protrarsi all?infinito, sono d?accordo che non possiamo ripetere mille volte le stesse cose, ma sono anche convinto che non possiamo fare mille volte un uso improprio e incoerente delle parole. I termini usati in modo generico e non troppo rigoroso (uso le tue parole) non aiutano certo una discussione fatta di mille distinguo. Invenzione, uso, utilità, tecnologia, tecnica, marginale, etc hanno significati e definizioni ben precisi. Le invenzioni possono essere utili (non importa a quanti), inutili, inutilizzabili. Di quest’ultima famiglia fanno parte (ancora oggi!) brevetti che inseguono il moto perpetuo. Ovviamente, le prime sono quelle valide e danno vita, quando raggiungono vasta notorietà, ad aspre quanto rocambolesche contese. Citi Emile Berliner: anche le sue vicende, molto più agre che dolci, si svilupparono nello stesso mercato in cui operarono o tentarono di operare altri, quali Manzetti, Meucci, tutti soverchiati da eventi in cui contavano molti altri fattori più che le capacità intellettuali.
    L?affermazione che il telefono di Meucci era un telefono solo nella ?tecnologia? e non nella sua funzione mi riesce oscura, come riuscirebbe oscura a qualsiasi ufficio brevetti. Se la tecnica adottata dall?inventore ha portato ad un dispositivo, questi funziona o non funziona. Nel secondo caso, l?inventore sano di mente, riprova fino a trovare la soluzione (se i principi fisici da cui è partito erano validi). Meucci non ha realizzato un telefono inutilizzabile (è assodato che funzionava). Se così non fosse stato, Bell non lo avrebbe preso a modello per i suoi perfezionamenti che ne consentirono un più ampio uso.
    Il telefono d’oggi mantiene lo scopo originario, ma davvero sono “marginali” “le mille cose aggiunte” da qualche decina d?inventori successivi che con i loro brevetti sommergerebbero quelli precedenti (ferme restando validità ed importanza delle primogeniture originarie?) La tecnica digitale di trasmissione ed indirizzamento/smistamento (statico) delle comunicazioni è marginale? Il sistema Bell “identico nell’uso e nel funzionamento” reggerebbe anche ad un millesimo del volume di scambi in fonia che abbiamo ai nostri giorni? E chi lo comprerebbe oggi? Manzetti, Meucci, Bell saprebbero riconoscere anche a vista un sistema telefonico odierno, ivi compresi microfoni ed altoparlanti? Certo capirebbero che qualcuno sta parlando e vedrebbero un filo (se non è un cordless): e di lì in poi e dintorni? Viceversa, hai mai pensato che se si recuperasse un satellite lanciato diversi lustri fa un ingegnere d?oggi non saprebbe riconoscerne, a prima vista, natura e funzione di molti componenti?

    Conclusione: sono entrato nel blog attratto dalla titolazione del tuo articolo che ritengo, mi ripeto, particolarmente infelice, ma questa è e resta una mia opinione. Difendere Meucci non è una questione di campanile, visto che addirittura gli americani gli hanno riconosciuto la paternità. Poiché il mio lavoro mi ha portato spesso a contatto con il mondo, non solo USA, ho ricevuto e accettato, sempre con profondo dispiacere, le evidenze degli ineludibili richiami allo ?italiano = mafioso o, al massimo, suonatore di mandolino?. Ho reagito in modo veemente all?ignoranza degli interlocutori su quanto di buono e documentato abbiamo fatto. Tra l?altro, osservo che in USA la sorprendente ignoranza media in geografia e storia, aiuta a spostare eventi, fatti e personaggi da un confine ad un altro, specie se si parla di italiani. Mi sono invece divertito quando alcuni francesi, ancora recentemente, mi hanno contestato l?affermazione che la Nutella sia un prodotto italiano: non è il caso d?insistere, ?è un prodotto francese di antica data?.

    Quanto al quesito ?l?invenzione è di chi la costruisce o di chi la capisce?? rilevo che torniamo agli aspetti semantici e non voglio tediare oltre: mi limito a osservare che, nonostante la connotazione inappropriata della domanda, forse questo interrogativo sarebbe stato più che sufficiente per aprire una discussione.

  • Gabriele Niola

    Nessuno ha mai detto che il prodotto di Meucci non funzionasse, ho detto che come artefatto tecnologico era perfettamente funzionante, ma non aveva un’utilità che fosse tale da determinarne una vera diffusione nella società. Cioè per come Meucci ha avuto modo di immaginarlo inserito nella società il telefono non si è diffuso (che poi chissà che avrebbe fatto se avesse potuto ricomprare il brevetto è un altro conto) perchè non era sufficientemente utile, cioè la gente non sapeva che farsene.
    Per come invece l’ha diffuso Bell (con anche le piccole modifiche che ha apportato) è diventato uno strumento utile e utilizzato, perchè era effettivamente utile chiacchierare a distanza. Dunque quello che aveva immaginato Meucci non era quello chiamiamo oggi telefono quello che aveva immaginato BEll si, perchè era usato per la stessa cosa per la quale la usiamo noi oggi.

    Il telefono oggi si basa sul medesimo principio di Bell, tant’è che non ha cambiato nome. Il telefono cellulare si basa su principi diversi, ha usi diversi e determina mutamenti sociali diversi, per questo gli abbiamo dato un altro nome.

  • Enzo Rogione

    E chi è che ha parlato di cellulari? Ho fatto riferimento ai sistemi attuali di telefonia fissa ed alla centrali connesse. Il mondo dei cellulari è completamente diverso: nato prima come radiotelefono per auto, dai 7,5 Kg del 1990 le tecniche d’integrazione, quelle che afferiscono alla “nanotecnologia elettronica”, hanno consentito di arrivare agli attuali “telefonini” cioè alla “personal communication” ed agli IPS.

  • Gabriele Niola

    Era un esempio per dimostrare che se le chiamiamo allo stesso modo un motivo c’è

  • Enzo Rogione

    Cellulare è abbreviazione di telefono cellulare: la sua modalità d’uso è tuttora per oltre il 70% per scambi in fonia. E’ verosimile che la fonia cesserà
    In telefonia fissa si è passati da tempo a tecniche digitali di trasmissione e indirizzamento, lasciando a parte tutti i servizi aggiuntivi, ivi comprese le distanze.
    “Il telefono di Bell nell?uso e nel funzionamento è identico a quello moderno. Poi abbiamo aggiunto mille cose marginali…” Questa affermazione è tua. Resta telefonia perché la destinazione d’uso è identica (o quasi) mentre le mille cose che tu definisci “marginali” (!) fanno sì che il suo funzionamento e le sue prestazioni non sono confrontabili neanche lontanamente con i sistemi originari.

  • Enzo Rogione

    Mi scuso, appare una frase monca: E’ verosimile che la fonia cesserà quando non comunicheremo più: la data mi sembra lontana.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Il telefono moderno è l’ultimo gradino di una scala evolutiva che parte dal telefono di Bell. Come la macchina di Ford e la macchina moderna, sono il medesimo oggetto a stadi evolutivi tecnologici differenti.
    Il telefono cellulare invece appartiene ad una differente linea evolutiva perchè è un altro oggetto ha un altro tipo di fruizione (dalla mobilità discendono tantissime differenze).

    Ma il punto era che il modello di Meucci non si è inserito nella società nonostante funzionasse e non perchè lui non abbia avuto modo di farcelo entrare, perchè inizialmente anche Bell o altri ci provarono alla stessa maniera. Era semplicemente che in quel modo nessuno l’avrebbe comprato. Funzionava ma non aveva un’utilità tale da stimolare l’acquisto perchè alla gente non serviva un oggetto con il quale non sapeva che fare.

    Ecco perchè Bell ha inventato il telefono perchè ha detto alle persone: “Perchè non provate a usarlo per parlarci tra di voi, per sentire persone che sono lontane e tenervi in contatto?” Che anche oggi è lo scopo del 70% delle telefonate.

  • Enzo Rogione

    Vediamo di chiarire almeno un punto: le nostre opinioni sull’invenzione del telefono sono inconciliabili, è inutile tornarci sopra.
    Che il telefono d’oggi sia un’evoluzione tecnologica dell’originale, chiunque l’abbia inventato, nessuno lo confuta, tanto meno io. Sostengo che l’attuale è completamente diverso per struttura e modo di funzionamento (e non per aggiunte marginali): questa non è un’opinione perchè ci sono evidenze più che note e tangibili.
    Ford potrebbe avere un vantaggio: ancor oggi riconoscerebbe un’automobile. Ruote, sterzo, motore a cilindri, carozzeria, fanali, ed altro sono tuttora riconoscibili pur nella loro diversità. Noi stiamo discutendo di un settore dove un prodotto è superato già quando esci dal negozio di acquisto. Il numero di brevetti che hanno portato al sistema odierno di telefonia fissa è semplicemente incalcolabile. Lasciamo a parte la telefonia cellulare, che io non ho mai introdotto nel discorso: da poche battute, ho capito che si aprirebbe una disputa dove le nostre opinioni sarebbero ancora più inconciliabili e renderebbero quindi oziosa ogni discussione in proposito.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    si ma il punto era che poco importa che bell non lo riconoscerebbe, il telefono oggi è lo stesso inventato da lui come la macchina è la medesima inventata da ford, anche se il sistema è cambiato completamente. Perchè come ho già detto un oggetto tecnologico è tecnologia + uso e non solo tecnologia come lo concepisci tu.

  • Enzo Rogione

    “Un oggetto tecnologico è tecnologia + uso e non solo tecnologia come lo concepisci tu”. Questa è una tua affermazione e non la mia.

    Senti, salviamo almeno l’italiano (inteso come lingua, visto che non è salvabile l’inventore): un oggetto qualsiasi è il risultato di una tecnica (che ha consentito di costruirlo). Come ho già detto, può essere utile, inutile, inutilizzabile. L’oggetto rimane in tutti i casi, mentre il suo uso proficuo è possibile in uno caso solo: il primo.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    No è qui la differenza tra quello che sostieni tu e quello che sostengo io.
    Un oggetto tecnologico (e non un oggetto e basta) non può esistere svincolato dal proprio uso, altrimenti è un reperto archeologico cioè un artefatto svincolato da una sua utilità.
    E quest’uso non è uno solo nè tantomeno il primo. Concepire un oggetto tecnologico come dotato di un solo uso oltre che miope è anche riduttivo delle possibilità di interpretazione di una tecnologia da parte della gente che tutto fa tranne che usare la tecnologia come gli viene detto di fare.

  • Enzo Rogione

    Alzo bandiera bianca anche sulla lingua.
    Lasciando da parte il reperto archeologico che è ultroneo ed inconferente nel nostro discorso. Ritieni, dunque, che “quest?uso non è uno solo nè tantomeno il primo”. Allora l’uso attiene solo agli oggetti inutili ed inutilizzabili? E qual’è l’acume di colui che usa oggetti inutili e inutilizzabili? E’ meglio chiudere.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    “L’uso attiene solo agli oggetti inutili e inutilizzabili”, mai detto questo, mai neanche andato vicino a dire una cosa simile e non capisco da dove tu abbia potuto inferire una considerazione del genere.
    Io dico l’esatto contrario e non capisco cosa non sia chiaro nella frase “L’uso stabilito e consolidato di una tecnologia non è uno solo nè tantomeno il primo che viene diffuso”.
    Non ho mai detto che qualcuno usi oggetti inutili. Ho detto che gli oggetti rimangono poco utili fino a che non arriva qualcuno (sia che si tratti di consumatori che di inventori) che non trova un uso che sia davvero utile. Fino a quel momento chi lo utilizza (cioè per esempio chi comprava il telefono per usarlo come un radio) poteva anche trovarci una certa utilità ma rimaneva una minoranza rispetto a quanti hanno trovato utile usare il telefono per parlare.

  • Enzo Rogione

    Ho elencato tre casi (post 37): “…oggetto utile, inutile, inutilizzabile. L?oggetto rimane in tutti i casi, mentre il suo uso proficuo è possibile in uno caso solo: il primo”. Tua risposta (38):”quest?uso non è uno solo nè tantomeno il primo”.
    Inoltre, la definizione di “oggetto tecnologico” mi è ignota.

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Questa cosa che hai detto è assolutamente priva di senso. Io intendo non è il suo primo utilizzo non il primo di quelli da te arbitrariamente elencati.

  • Enzo Rogione

    Senti, non capisco quale sia la “cosa che ho detto priva di senso” Inoltre, ti sembra che abbia elencato in modo abusivo, illegale, illegittimo i tre casi? Sai quello che stai dicendo o no? E perchè mai dovrebbe continuare una discussione su queste premesse?

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Non ha senso perchè parli di due discorsi diversi. Tu hai elencato (arbitrariamente non illegalmente) tre aggettivi per un oggetto.
    Io ho parlato dell’utilizzo primigenito per ogni oggetto tecnologico senza far riferimento al tuo elenco.
    La tua frase metteva insieme questi due discorsi diversi e per questo non aveva senso.

    Inoltre oggetto tecnologico è quell’oggetto che non è frutto di solo artigianato ma mette in campo anche (ovviamente) una tecnologia.

  • Enzo Rogione

    Se credi, vai a verificare cosa vuol dire arbitrariamente. I casi son due: o intendi insultare, o non conosci la lingua italiana

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Non capisco a che ti riferisci, conosco l’italiano e non intendo insultare:

    ARBITRARIAMENTE
    ar|bi|tra|ria|mén|te
    avv.
    CO in modo arbitrario; di propria autonoma iniziativa

    DeMauro

  • Enzo Rogione

    Diz. Oli – Devoto:
    arbitrario: abusivo, ingiustificato, illegittimo.
    Thesaurus italiano sinonimi Word:
    arbitrariamente:abusivamente, illegalmente,senza autorizzazione, illegittimamente

  • http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com Gabriele Niola

    Arbitrio:
    Facoltà di giudicare e operare liberamente le proprie scelte e la propria volontà

    Zingarelli

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Ok, finalmente abbiamo capito. La colpa era dei dizionari.

    Dong