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Caso Viacom-Google, è arrivata la prima sentenza

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C’è voluto un anno esatto, ma è arrivato a conclusione il caso che per mesi ha tenuto banco sui giornali grazie al duetto Viacom-Google.

La causa da un miliardo di dollari ha trovato una (parziale) soluzione con l’assoluzione di Google. Mountain View non dovrà pagare la cifra richiesta poichè non è stato trovato colpevole dei danni chiesti da Viacom.

Certo ancora l’Odissea non è finita. Viacom infatti può ancora citare per danni secondo lo statuto degli Stati Uniti, tuttavia non potrà più chiedere un miliardo di dollari di risarcimento. Infatti le multe in questi casi hanno una forbice che va dai 750 ai 30.000 dollari per violazione (c’è anche un massimo di 150.000 dollari se si riesce a dimostrare che l’infrazione è avvenuta volontariamente).

E’ così dimostrata l’efficacia del Digital Millennium Act, quella legge dell’ordinamento statunitense, cui si è sempre appellato YouTube, per la quale è possibile mettere online materiale coperto da copyright se si ottempera alla richiesta di rimozione del legittimo detentore del diritto quando questa viene fatta. Viacom invece voleva (oltre ai danni) anche che YouTube operasse un controllo migliore, che fosse preventivo poichè non può (e non vuole) sobbarcarsi il compito di controllare lei cosa ci sia e cosa no delle sue proprietà.

Ad un certo punto YouTube aveva anche parlato con insistenza di applicare i filtri, tuttavia un’applicazione seria di un sistema che prevenga la pubblicazione sul sito di condivisione video di materiale protetto da diritto d’autore latita, questo è sotto gli occhi di tutti.

La sconfitta di Viacom sembra a questo punto totale. Niente risarcimento, niente filtri, niente rimozione automatica. Le cose tornano esattamente come un anno fa quando il colosso dei media doveva inviare mail periodiche a YouTube indicando i video che voleva vedere rimossi e con cortesia e prontezza le loro richieste venivano esaudite (avranno un ufficio apposito?).

Ma più che di Viacom la sconfitta è di tutti i fornitori di contenuti. Per la risonanza mediatica ricevuta questa causa doveva essere la madre di tutte le cause in materia, doveva dare una lezione sonora agli scapestrati giovanotti della rete con il loro far west, invece la loro conoscenza dei cavilli legali si è rivelata migliore del previsto. E ora è difficile che qualcun altro decida di rivolgersi ad un tribunale dopo che il colosso dei media ha perso con il colosso del video online. Golia che è stato sconfitto da Golia.