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Pronto il primo set top box Netflix

Dovrà sfidare la AppleTV, il servizio Live di Xbox e Amazon Unbox e lo farà con un modello diverso, a sottoscrizione invece che pay per view, con un prezzo molto più basso di tutti gli altri ma con un catalogo ristretto e una qualità non eccellente

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È arrivato il primo e attesissimo competitor della AppleTV: si chiama Roku ed è un set top box in grado di accedere al catalogo Netflix, il servizio attivo unicamente negli Stati Uniti nato come scambio di DVD via posta e lentamente diventato un caso di successo nel commercio di cinema.

Già la AppleTV non fa segnare cifre da record. Ora l’entrata di un nuovo player potrebbe rischiare di dividere le cifre esistenti invece che aprire un nuovo mercato, così Netflix ha puntato tutto sul prezzo. Roku costa 100 dollari contro i circa 250 dollari della AppleTV e può trasmettere contenuti senza alcun limite per tutti colori i quali sono in possesso di un abbonamento a Netflix da 8.95 dollari al mese.

La qualità tuttavia non è quella della AppleTV, che non è certo l’HD: Roku è un device decisamente spartano buono per vedere film in una qualità accettabile, ma inguardabile per i puristi. Inoltre a causa delle arretratezze dei grandi studios dei più di 10.000 titoli della libreria Netflix solo meno del 10% sono disponibili per il download e la visione immediata in streaming, e nemmeno i migliori. Dei primi 100 più visti ne sono infatti previsti appena due.

Il vantaggio sarebbe tutto nel fatto che il modello di business non è quello della pay-per-view o del noleggio come per rivali quali Amazon Unbox o Xbox Live. Eppure c’è scetticisimo nell’ambiente tanto che Netflix annuncia che non è l’unico device dal quale poter vedere il loro materiale: presto ne arriveranno altri, tra i quali uno prodotto dalla LG e da tempo già annunciato.

Intanto in Italia continua a non arrivare nulla di tutto ciò. E non solo: nemmeno iTunes consente la vendita o il noleggio di film sul nostro territorio, una situazione che si presenta in qualche modo anche in altre nazioni e che non fa che ribadire la convinzione di come i cinematografici stiano ripercorrendo i medesimi errori storici delle etichette musicali.