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Gli USA si appellano al WTO per le imposte sull’IT

Gli Stati Uniti hanno inoltrato un reclamo formale presso il WTO per le imposte applicate dall'Unione Europea sui beni dell'information technology. Gli USA richiedono al vecchio continente di osservare il patto sul commercio dell'IT stipulato nel 1996

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Era scattato da pochi giorni il nuovo anno quando Susan Schwab, responsabile del massimo organismo per il commercio estero degli Stati Uniti, aveva ipotizzato nel corso di un intervento al CES la possibilità di intraprendere un’azione formale contro l’Unione Europea presso il WTO (World Trade Organization) per le sue politiche fiscali sui beni IT di importazione. A distanza di alcuni mesi, gli USA hanno reso concreta quella ipotesi, presentando un reclamo all’organizzazione internazionale per il commercio.

Gli Stati Uniti contestano da tempo all’Unione Europea la mancata applicazione in tutte le sue parti dell’Information Technology Agreement (ITA, pdf), un accordo stipulato nel 1996 presso il WTO per regolamentare e diminuire le tasse e le imposte sui prodotti dell’information technology. Sostenendo la non retroattività del patto di oltre dieci anni fa, l’UE non ha mai richiesto ai suoi stati membri specifiche politiche per la gestione delle imposte su stampanti, monitor e decoder, ideati e commercializzati prima del 1996. Esauriti i margini per una persuasione diretta nei confronti dell’istituzione europea, l’organo per il commercio statunitense ha deciso di portare la questione al WTO con un reclamo formale.

«L’Unione Europea dovrebbe collaborare con gli Stati Uniti per promuovere le nuove tecnologie e non certo adottare trucchetti per applicare le imposte a questi prodotti. […] Chiediamo all’UE di eliminare in maniera permanente le nuove imposte e di cessare la manipolazione delle tariffe per disincentivare l’innovazione tecnologica» ha dichiarato Susan Schwab. Dal canto suo, l’Unione Europea contesta l’atteggiamento degli USA e del Giappone, che ormai da tempo si rifiutano di rividere i termini dell’accordo sancito dall’ITA. Inoltre, ritenendo i prodotti di nuova generazione molto differenti da quelli contemplati nel patto del 1996, l’UE ha recentemente previsto un nuovo regime di imposte su beni IT, che si aggira intorno al 14%. La decisione ha ulteriormente inasprito i termini e i toni della contesa con gli Stati Uniti.

In seguito al reclamo da poco inoltrato, l’intricata vicenda dovrà essere ora analizzata dai rappresentanti europei e statunitensi del WTO, che avranno due mesi di tempo per dipanare la spinosa questione. Se i rappresentanti delle due istituzioni non giungeranno ad alcuna conclusione condivisa, gli Stati Uniti potranno richiedere una votazione per stabilire se l’Europa stia o meno violando il patto sul commercio sancito nel 1996. Tra segnalazioni, repliche e battute di arresto nelle trattative, la querelle si trascina ormai da circa venti mesi, senza essere mai approdata a nulla di realmente concreto e costruttivo. La speranza è che ora il WTO possa contribuire a trovare una soluzione efficace e possibilmente condivisa.

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