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Ria ovvero… Rich Internet Applications

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Alla conferenza JavaOne della Sun Microsystem la settimana scorsa sono state presentate tre interessanti novità che arricchiscono le potenzialità di JavaFx nella corsa alla creazione delle così dette Rich Internet Applications.

Brevemente, prima di procedere, JavaFx è una piattaforma di programmazione Open Source che si affianca ad Adobe Air, Google Gear, Mozilla Prism e Microsoft Silverligth di cui si è già parlato sul nostro network.

Con il termine “Rich Internet Applications” si fa viceversa riferimento a tutte quelle funzionalità tipiche di ogni computer che tuttavia, nel caso in esame, non vengono installate sul disco fisso ma risiedono in toto o in parte su un server remoto.

Per farsi un idea di che cosa concretamente possa significare questo termine per l’utente finale invito a dare uno sguardo al sito appunto di JavaFx provando a utilizzare il sistema del drag and drop. Ma di esempi se ne potrebbero fare molti altri.

La prima novità presentata alla conferenza JavaOne della Sun è Connected Life. Si tratta di un applicativo che può essere associato a Facebook o a un blog. Combina messaggi come quelli di Twitter e foto prese da Flikr per mostrare all’utente ciò che stanno facendo o pensando i propri amici.

Photo Flocker permette invece, sempre agli utenti di Flikr, di cercare le foto per Tags e disporre i risultati della ricerca in un ambiente tridimensionale. Infine Movie Cloud è uno strumento per disporre dei filmati ad alta definizione su una sfera anche in questo caso tridimensionale per poi scegliere quale guardare.

Al di la degli effetti in parte scenici di tali applicativi, credo possa essere interessante cogliere due elementi tra i tanti.

Innanzi tutto Google, Microsoft, Adobe, Mozilla e appunto Sun Microsystem stanno mettendo in atto una vera e propria battaglia per fornire agli sviluppatori gli strumenti più efficaci per la creazione delle RIA che costituiranno verosimilmente il futuro degli applicativi sul Web.

In secondo luogo credo sia interessante notare come il modello distributivo dominante sia ormai inevitabilmente quello dell’Open Source. Tutto questo in un contesto competitivo in cui sembra che il punto principale non si più quello di vendere un software ma quello di imporlo come standard.

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