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STMicroelectronics sale sul treno chiamato Nokia

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Il mercato dei cellulari corre; nel primo trimestre 2008 le vendite mondiali di telefonini sono cresciute del 13%. Altro che timori di recessione, l’aria che si respira nel settore è di ottimismo. A guardare bene, però, si tratta di un mercato a due facce: infatti, se in Europa occidentale le vendite sono scese del 16%, a ribaltare la situazione sono i Paesi emergenti.

Nel mondo è in atto un vero e proprio boom di vendite di cellulari di fascia bassa che stanno conquistando nuovi strati di popolazione fino a ieri privi di telefonino. In un solo trimestre, nel mondo, sono stati venduti 294,3 milioni cellulari e la regina del mercato è Nokia. Nei primi tre mesi dell’anno, il numero uno al mondo del comparto, ha visto la propria quota di mercato salire dal 35,5% al 39%.

Da tempo la politica di Nokia è quella di produrre cellulari di tutte le fasce, specializzandosi a seconda dei singoli mercati. Una strategia che sta dando i suoi frutti. Penetrare nuovi mercati che oggi sono affamati di cellulari semplici, di livello minimo, ma che domani richiederanno prodotti più evoluti, permetterà al gruppo di incrementare il suo vantaggio sui concorrenti.

I buoni risultati di Nokia sono un’ottima notizia per STM; il 18% del fatturato del gruppo franco-italiano, infatti, arriva proprio da Nokia, che è il suo primo cliente. Complessivamente, i chip per cellulari rappresentano il 35% dei ricavi del gruppo STM. E il titolo nelle ultime settimane ne ha beneficiato con un rialzo del 25% da metà Aprile a oggi.

Ieri a Londra, durante il consueto incontro annuale con gli investitori, STM ha confermato gli obiettivi 2008: Ebit margin tra il 10 e il 15% e un rapporto investimenti/fatturato sotto il 10%. L’amministratore delegato, Carlo Bozotti, ha confermato che il portafoglio ordini è robusto e che la società punta per l’anno in corso a crescere più della media del mercato, ovvero “sopra il 10%”.

STM si è presentata agli analisti in una veste completamente nuova: l’incidenza degli investimenti sul fatturato del gruppo è scesa dal 25% a 10%, ora l’azienda ha una forte generazione di cassa e può promettere stabilità nella politica dei dividendi.

L’altra novità di STM è la sua capacità produttiva ridotta all’80% della domanda media. Una scelta che dovrebbe mettere al riparo il gruppo dalle forti fluttuazioni del mercato affidando a ditte terze la produzione mancante.

Il risultato è di avere un’azienda più stabile, con maggiore progettualità sul futuro ma anche con una maggiore esposizione al dollaro, ora pari al 55% del fatturato rispetto al 50% dell’anno passato. La scommessa del management, evidentemente, è che il dollaro è destinato a rafforzarsi.

Negli ultimi 12 mesi la debolezza del dollaro è costata 443 milioni di dollari di mancati profitti. Se ogni calo dell’1% della valuta USA sull’euro pesa per 8/10 milioni di euro a livello di Ebit, allora un recupero del dollaro del 10% sull’euro porterà a un incremento dell’utile netto di 200 milioni.

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