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Google e la favicon della discordia

Ha destato curiosità, interesse e non poche critiche la decisione di Google di dare una rinfrescata alla sua immagine, modificando la storica favicon legata al suo marchio. Come molti di voi avranno ormai notato, da alcuni giorni l’icona utilizzata da Mountain View non rappresenta più la storica “G” maiuscola iniziale del brand Google, ma una [...]

Ha destato curiosità, interesse e non poche critiche la decisione di Google di dare una rinfrescata alla sua immagine, modificando la storica favicon legata al suo marchio. Come molti di voi avranno ormai notato, da alcuni giorni l’icona utilizzata da Mountain View non rappresenta più la storica “G” maiuscola iniziale del brand Google, ma una più stilosa – e forse un poco anonima – “g” minuscola blu su fondo grigio sfumato.

La modifica non è certo passata inosservata nella Rete che, volente o nolente, mantiene con Google un vero e proprio cordone ombelicale difficile, se non impossibile, da recidere. Nel giro di pochi giorni si sono diffusi sondaggi, post pro e contro, intere e interminabili discussioni nei forum sull’opportunità di togliere la mitica “big G” per rinfrescare il brand con una nuova icona. Insomma, come spesso avviene in questi casi, la discussione si è presto trasformata in fuffa, facendo prevalere sul nucleo del problema (il brand mai veramente rinnovato e attualizzato di Google negli ultimi anni) partigianerie e opinioni preconcette tipiche delle lotte dialettiche informatiche più infuocate, come quelle tra i sostenitori di Apple e i supporter di Microsoft.

Il motore di ricerca non sembra essere rimasto insensibile alle critiche, tanto da aver deciso di scrivere un post sul suo blog ufficiale per spiegare le motivazioni che lo hanno spinto a cambiare almeno in parte il suo brand. Scrivono i responsabili di Google nel blog:


Alcune persone si sono chieste perché abbiamo cambiato la nostra favicon, che dopotutto non abbiamo modificato negli ultimi otto anni e mezzo(!). Il motivo è che volevamo sviluppare un set di icone in grado di adattarsi meglio su alcune nuove piattaforme come l’iPhone e altri dispositivi mobili. Quindi la nuova favicon è una di quelle icone, ma abbiamo anche sviluppato un insieme di icone basate sul logo tali da costituire un unico set.

Per tranquillizzare gli utenti, Google invita poi gli internauti a inviare commenti e suggerimenti per apportare eventuali nuove modifiche all’insieme di icone sviluppato per svecchiare un poco l’immagine del motore di ricerca.

Non tutti hanno comunque accolto positivamente il post di autodifesa di Mountain View. Jack Schofield, firma “tecnologica” storica del Guardian, non ha lesinato feroci critiche nei confronti di Google e della sua nuova scelta d’immagine. Secondo il giornalista, con la scusa di dover rimediare a otto anni e mezzo di immobilismo grafico, dalle parti di Moutain View sarebbero solo riusciti a fare di peggio ideando la nuova favicon. Ma la presa di posizione di Schofield è probabilmente legata a qualcosa di più “personale” che tocca direttamente il Guardian. Sottoposto a un completo restyling circa un anno fa, il quotidiano britannico ha una favicon che – in negativo – ricorda vagamente la nuova “g” minuscola adottata da Google…

Google vs Guardian

Se vuoi aggiornamenti su Google e la favicon della discordia inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.francescomortara.it fmortara

    Ciao,
    non mi pare sia stato notato, ma la nuova favicon è la seconda g del marchio “Google”
    Non è solo anonima e stilosa…

  • Enzo

    La notizia, ma soprattutto le critiche (anche feroci)mi destano non poche perplessità. Astraendo da questioni di estetica grafica, di cui non sono competente, mi chiedo se la novità descritta debba indurre tante polemiche e costringere Google a tranquillizzare gli utenti. Il motore funziona ancora o la nuova “g” turba il suo uso? Posso capire di più Jack Schofield se è vero che è disturbato per questioni di insegna commerciale: sotto questo aspetto possono entrare in gioco (non mi pare nel caso specifico)interessi miliardari. Ma se, a parere di Schofield la nuova “g” è orribile, di che cosa si preoccupa? Davvero, come utenti, siamo profondamente condizionati da questi dettagli? In tal caso la questione appare preoccupante.