QR code per la pagina originale

Un miliardo per il richiamo di Xbox

Il vicepresidente di Gartner rivela che i problemi di hardware, che hanno reso la Xbox360 la console più difettosa della storia, sarebbero stati causati dalla volontà di Microsoft di fare economia, producendo in proprio i chip grafici

,

All’origine dei molti problemi di stabilità dell’hardware della Xbox360 ci sarebbe una tirchieria. E’ noto infatti come molte console prodotte da Microsoft ancora in garanzia siano state rispedite indietro o all’assistenza, una piaga che ha molto condizionato le vendite e che ora viene rivelato essere stata frutto della volontà di risparmiare.

Nota come “la console che non funziona”, la Xbox360 sta lavorando molto per levarsi questa etichetta di dosso e migliorare la propria affidabilità senza aver mai rivelato ufficialmente quale sia stato il vero problema. Tuttavia, adesso è stato Bryan Lewis, vicepresidente e capo degli analisti di Gartner, a rivelare la possibile causa dei malfunzionamenti alla Design Automation Conference. Il problema fondamentale fu che, all’epoca della costruzione, Redmond non volle spendere per componenti ASIC (Application Specific Integrated Circuit) e decise di produrre autonomamente i chip grafici con il supporto della Taiwan Semiconductor Manufacturing.

Il risultato è stato che moltissime console hanno richiesto assistenza, una media di una su tre, la più alta della storia delle console e, per ammissione della stessa compagnia «una cifra intollerabile». Ma i problemi di Microsoft non si fermarono qui, l’incredibile mole di richieste di riparazioni e di console rimandate indietro mise a nudo anche l’impreparazione e i problemi di logistica del servizio clienti, che da solo aumentò a dismisura il disservizio con tempi di attesa irragionevoli e numerosi errori. Insomma un tracollo di immagine nel vero senso della parola.

Dal risparmio cercato producendo in proprio è arrivata dunque una perdita in termini di console rimandate indietro e di immagine che ammonta circa ad un miliardo di dollari. In più, adesso per risolvere il problema la società si è comunque dovuta rivolgere ad un vero produttore ASIC statunitense la cui identità non è stata rivelata, ma che voci insistenti sostengono essere ATI.