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Web sempre più blindato in Cina

La censura stringe sempre di più il suo giogo nonostante le cifre dicano il contrario. Alla repressione si è infatti sostituita l'arma del deterrente e la gente infrange di meno le regole. E nemmeno i giornalisti stranieri potranno navigare in libertà

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Più si avvicinano le Olimpiadi di Pechino peggio sembra andare la situazione sul versante della censura nel regime cinese. A dare le ultime statistiche e gli ultimi dati è stato Zhang Yu, membro dell’Independent Chinese PEN Center, divisione cinese dell’associazione scrittori.

Da una conferenza tenuta a Tokyo, l’attivista per la libertà di parola ha spiegato, come riporta AFP, che non è tanto la censura che aumenta quanto «la polizia che diventa più efficace nel sopprimere ogni forma di libertà d’espressione». Il picco di arresti ai giornalisti è stato nel 2003-2004 ma il calo non è stato certo dovuto ad un ammorbidirsi del sistema.

Il punto è che con i nuovi sistemi (come ad esempio l’obbligo di fornire i propri dati se si usa la connessione di un Internet café) gli arresti sono molto minori perché c’è una forte forma di autocensura. Le persone cioè infrangono di meno le regole. E’ un secondo stadio delle forme di censura: alla repressione si sostituisce il deterrente che, a quanto pare, funziona anche molto bene. E non c’è stato nemmeno il miglioramento atteso dopo il terribile terremoto in Sichuan, ora la situazione è infatti tornata come prima.

Nemmeno in prospettiva le cose sembrano migliorare. Di pochi giorni fa è la notizia che Internet non sarà libero nemmeno per i giornalisti stranieri che lavoreranno nelle Olimpiadi. Il regime ha deciso di andare contro le direttive e gli accordi presi con l’organizzazione delle Olimpiadi che aveva imposto il rispetto della libertà di parola. «La Cina è sempre stata molto prudente in materia di Internet» ha detto il ministro della tecnologia Wang Gang, come riportato da Ars Techcnica: «Non so ancora quali siti saranno irraggiungibili. Ma per proteggere la gioventù ci saranno stretti controlli su siti malsani».

Dura la replica di Vivianne Reding, commissario europeo per Information society e media, che alla Reuters ha dichiarato che la censura cinese è inaccettabile: «Noi non blocchiamo i siti per motivi politici e questo è il modo giusto di procedere. Vedremo cosa succederà durante le Olimpiadi quando tutti gli occhi saranno puntati su Pechino se la Cina deciderà di utilizzare o meno questa possibilità di avere un flusso di informazioni libero».

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