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PC IBM, il personal computer è servito

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Compirà 27 anni, il 12 Agosto, il PC prodotto dall’International Business Machines Corporation (appunto IBM).

Nome in codice IBM 5150, progettato in soli 12 mesi, creò un vero e proprio standard per i PC del futuro.

Assemblato usando componenti, di diversi produttori, già sul mercato, introdusse il concetto di “architettura aperta”, che permise ad altre ditte di realizzare dei PC compatibili acquistando una licenza IBM per l’utilizzo del BIOS (Basic Input-Output System), il software che controlla il cuore del sistema.

Solo nel primo anno di vita vendette 200mila esemplari, anche grazie al basso costo, circa 1600 dollari, e alla semplicità di utilizzo.

Il successo fu tale che dopo pochi mesi altre ditte iniziarono a sfornare decine di modelli diversi dei cosiddetti PC IBM compatibili, con prezzo ridotto e diverse caratteristiche.

La prima versione del PC IBM aveva 16 o 64 KB di memoria, era basato su processore Intel 8088, non aveva dischi fissi ma utilizzava uno o due floppy da 5 pollici. Nella versione base era venduto senza monitor né floppy e utilizzava un comune registratore a cassetta per caricare i programmi. Nelle prime versioni i clienti potevano decidere di acquistare tra tre diversi sistemi operativi, il CP/M, l’UCSD p-System e l’MS-DOS; quest’ultimo raccolse molti più consensi soprattutto perché costava un decimo dei concorrenti, solo 40 dollari.

Era dotato di 5 slot d’espansione con bus 8 bit di cui due erano occupati dall’interfaccia per il floppy disk drive e dalla scheda video CGA (Color Grafic Adapter). Poteva essere collegato anche ad una comune televisione in quanto la scheda video poteva fornire anche un segnale adatto alle TV. Era possibile espandere la memoria fino ad un massimo di 264 KB.

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