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Microhoo, tutta colpa di un brevetto

Dietro al tentativo di Microsoft di acquisire Yahoo risiederebbe la presenza di un importante brevetto per l'advertising sulle pagine dei motori di ricerca. Il brevetto consentirebbe a Microsoft di mettere in scacco Google e rilanciare la sua concorrenza

Sfruttando un errore di valutazione da parte di Microsoft, che non si dimostrò mai realmente interessata all’acquisto della società, nel 2003 Yahoo riuscì ad acquistare completamente Overture investendo la notevole cifra di 1,63 miliardi di dollari. La spesa valeva lo sforzo economico: Overture era in piena crescita e la sua acquisizione avrebbe posto fine ai pesanti costi di licenza per l’utilizzo del paid search. Il coltello passò così nella mani di Sunnyvale, che proseguì la politica avviata da Overture sulle licenze per l’utilizzo del paid search.

Messa praticamente all’angolo dalla mossa di Yahoo, Microsoft si rassegnò a pagare le costose licenze per l’advertising nelle pagine di ricerca, covando la speranza che la causa ancora aperta tra Overture e Google potesse sbloccare nel breve periodo la situazione. Mountain View preferì invece una strada maggiormente accomodante, rinunciando alla causa e cercando un accordo con Yahoo per risolvere la questione. 300 milioni di dollari furono sufficienti per ottenere il diritto a utilizzare il paid search senza ulteriori costi aggiuntivi, ma buona parte dell’accordo rimase segreto per non creare appigli utili a Microsoft per ottenere una revisione del suo contratto.

Nel corso degli anni successivi, i termini del patto tra Google e Yahoo per il paid search non furono mai svelati. Emerse, tuttavia, un dato molto importante: l’accordo tra le due società era, ed è, completamente rinegoziabile; una eventualità che da tempo collocherebbe Google in una posizione particolarmente scomoda e, inaspettatamente, assoggettata alle istanze di Yahoo nel fecondo mercato dell’advertising per le ricerche. Una vera e propria spada di Damocle che potrebbe far comodo all’eterna rivale Microsoft, da tempo impegnata nella ricerca di nuove soluzioni per risollevare il suo settore delle ricerche online e dell’advertising.

Secondo Latif, il brevetto ’361 costituirebbe dunque uno dei principali motivi per cui Microsoft da mesi cercherebbe una via per acquisire alcuni dei principali asset strategici di Yahoo. Ottenere quel brevetto significherebbe non solo cancellare i costi per le licenze dovute per il paid search, ma anche mettere Google in una condizione molto difficile, che potrebbe portare a una revisione del famoso e misterioso accordo da 300 milioni di dollari. La vendita del comparto legato all’advertising non gioverebbe dunque a Yahoo che, come dimostrano i recenti accordi con Google, potrebbe puntare su Mountain View per strappare un nuovo patto in grado di allontanare lo spettro di Microsoft.

Le ipotesi formulate da Latif dimostrano come, oltre la superficie dei già complessi meccanismi legati alle transazioni finanziarie, esista un profondo intreccio nella struttura intima delle società coinvolte nell’affaire Microhoo. Ambiti generalmente meno praticati dalle cronache di questi ultimi mesi, ma ugualmente importanti per avere una visione il più completa possibile sulla travagliata acquisizione.

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  • 30330

    Possibile che questo giornalista da bambino volesse diventare sceneggiatore di polizieschi? :-)

    La storia sarebbe avvincente e la prospettiva da coupe de theatre. In questa chiave il potere contrattuale di Yahoo! sarebbe molto superiore a quanto si immaginava.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Vincenzo

    Si dimostra ancora una volta che i brevetti in campo IT (così come sono concepiti adesso) portino più danni che non altro. Invece di concentrarsi sullo sviluppo delle idee e sulla concorrenza tra aziende ci si batte in battaglie legali per ottenere un importante brevetto di aria fritta.

  • Sbalky

    Io sono certamente per lo sviluppo e la concorrenza, ma attenzione: la proprietà intellettuale non è proprio aria fritta…

  • http://saitfainder.altervista.org/ Vincenzo

    Infatti ho detto “importante”. Ma la proprietà intellettuale su dei concetti (primo fra tutti il famoso acquisto con un click di Amazon) ha fatto solo il bene delle tasche degli squatter. Inoltre sappiamo tutti che i tempi si sviluppo e di evoluzione nell’IT non sono quelli industriali del ’900, ma questa impostazione fa comodo a certa gente.