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NebuAd è il nuovo nemico della privacy

In un'udienza di oggi la commissione per il commercio del senato USA valuterà diverse proposte in materia di privacy nonchè molti casi tra i quali spicca quello di NebuAd, una piccola compagnia dalle pratiche poco pulite

La commissione per il commercio del Senato statunitense ha indetto una riunione per un’udienza nella quale si occuperà di alcuni principali casi di salvaguardia della privacy online e di proporre nuove regole. Saranno sotto esame molte tra le principali compagnie della rete tra cui il sistema Beacon di Facebook, ma soprattutto una, ad oggi meno nota, denominata NebuAd.

Si tratta di una startup che si è fatta notare a livello legislativo per come è riuscita a mettere in piedi un business non troppo diverso da quello delle compagnie di adware mantenendo però una facciata legale e in associazione con gli ISP. Al momento non è ancora in accordi con nessuna delle compagnie principali, tuttavia ha già cominciato a lavorare con alcune minori come Wide Open West o Charter Communications Inc.

L’accusa a NebuAd è di raccogliere informazioni di carattere privato sulle abitudini di navigazione dei clienti dei suddetti ISP con lo scopo di poter avere informazioni migliori riguardo quali pubblicità proporre a quali tipologie di target e di farlo con un modello “opt-out”, cioè che prevede che gli utenti siano monitorati di default fino a che non dichiarino di non volerlo. NebuAd ha sviluppato dei software che una volta scaricati funzionano proprio da tracker per le attività online dell’utente e le informazioni condivise. Molti degli impiegati della compagnia infatti vengono da Gator Corp., una noto relitto del mondo degli Adware.

La società si difende con le parole del suo numero uno Bob Dykes, riportate dall’Associated Press: «La nostra compagnia ha l’obiettivo di innovare nel settore della pubblicità online e delle pratiche di controllo della privacy nelle aziende«.

Ma la novità di NebuAd è appunto di lavorare in associazione con gli ISP, cosa che viola una legge del 1986 riguardo l’ascolto delle comunicazioni da parte di terze parti. La legge sostiene infatti che è necessario il consenso di almeno una delle due parti in causa nella comunicazione. A poco servono, dunque, le dichiarazioni delle ultime ore in cui NebuAd sbandiera nuove misure per la tutela della privacy degli utenti coinvolti nel progetto: l’attività dell’azienda è ormai sotto esame ed il rischio di un blocco subitaneo delle iniziative avviate è da considerarsi probabile.

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  • http://Mariano.helloweb.eu Mariano

    Non riesco a capire il perchè devo essere io a dirgli di non rompere le balle semmai deve essere di default il contrario .. sono loro che non devono fare niente a meno che io non glielo chieda.

  • MiRcOv

    Non so come operi questa società ma in linea generale penso che tracciare gli utenti sia una cosa non tanto grave.
    Certo, il tutto deve avvenire in forma del tutto ANONIMA!
    Per esempio associando all’utente un id univoco tramite il quale non si possa mai arrivare al nome e cognome. Ma che sanno quanti anni ho o in che città abito se non sanno come mi chiamo e qual è il mio indirizzo… ma il problema è sempre lo stesso: chi garantisce il mio anonimato? Nel dubbio… vietiamo! E pretendiamo che ci venga chiesto il consenso prima di cominciare a fare una cosa del genere. Questi vengono da una società di adaware, che pretendiamo? Se il cervello ragiona in un certo modo non lo cambi! E’ la mentalità del “salti chi può” (ovvero vedi come fregare il prossimo e cerca le scappatoie)!