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Yahoo respinge anche l’ultimo assalto

Microsoft e Carl Icahn hanno portato avanti un'ultima proposta: rilevare il search business in cambio di un minimo revenue sharing annuo per 4 anni più uno. Yang ha avuto solo 24 ore per decidere e ha rifiutato. A meno di sorprese, si va dritti al voto

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Prima dell’elezione del nuovo board, Jerry Yang ha avuto in mano ancora l’ultima possibilità di vendere Yahoo (o quantomeno parte di essa). Microsoft, in collaborazione con Carl Icahn, ha avanzato l’ultima proposta per quella che per certi versi poteva essere l’ultima spiaggia prima dello scontro decisivo alle urne. Ma l’ultimatum non ha sortito effetto alcuno: Jerry Yang ha ancora una volta rifiutato le avanze di Redmond.

La comunicazione giunge direttamente da Yahoo. Microsoft avrebbe portato avanti nel weekend una proposta il cui nocciolo è nel fatto che la parte rilevata sarebbe stata esclusivamente quella della ricerca. In cambio Microsoft avrebbe offerto un minimo annuo di 2.3 miliardi di dollari per quattro anni con opzione sul quinto. Per ulteriori 5 anni, poi, si sarebbe garantito un minimo “revenue sharing” da 1.6 miliardi. In precedenza Microsoft proponeva un accordo decennale in cui il garantito copriva però solo le prime tre annualità.

L’offerta Microsoft sarebbe stata strategica: a pochi giorni dalle elezioni (previste per il 1 agosto), il gruppo avrebbe offerto a Yang solo 24 ore per decidere il da farsi di fronte all’ultima proposta. Davanti alle richieste volte a temporeggiare Steve Ballmer è stato chiaro: prendere o lasciare. Yang lascia e per lui parla Roy Bostock, portavoce del gruppo di Sunnyvale: «Microsoft e Icahn stanno cercando di smantellare la nostra compagnia mettendo a disposizione il nostro search business a Microsoft in termini svantaggiosi per gli azionisti Yahoo […] Siamo pronti a lasciare ai nostri azionisti, e non a Microsoft e Carl Icahn, la possibilità di decidere cosa sia nel loro migliore interesse». Secondo quanto riportato dal New York Times, Yahoo sarebbe ora disposta a vendere l’intero gruppo per 33 dollari ad azione (oggi il titolo è a quota 23 dollari), prezzo precedentemente respinto in maggio quando Microsoft era disposta a raggiungere tali cifre per rilevare il gruppo con un mix cash/share.

I casi son due: o Microsoft credeva davvero ad una improvvisa bandiera bianca, oppure (cosa molto più probabile) l’azione è stata opportunistica, strumentale, portata avanti al semplice scopo di porre nuova pressione sugli azionisti mettendo Yang all’angolo e ponendo Icahn come paladino della giustizia al cospetto di quanti vorrebbero cedere tutto per salvare il proprio portafoglio azionario.

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