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Piccoli bambini ma grandi pirati

Secondo una ricerca Microsoft, effettuata intervistando bambini tra gli 11 e i 16 anni, la pirateria è particolarmente forte tra i preadolescenti, i quali non vedono differenze tra materiale legale e illegale e scelgono il secondo per motivi economici

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Non sono solo i pirati di domani, ma anche quelli di oggi. I bambini, come anche gli adolescenti, sempre di più crescono in un mondo dove la pirateria è ordinariamente tollerata ed imparano ad usare i suoi strumenti prima di conoscere quelli del commercio.

Il risultato di uno studio Microsoft rivela quello che è sotto gli occhi di tutti, cioè che i bambini sono avidi consumatori di materiale pirata e che almeno nel 60% dei casi lo fanno per motivi economici. Si tratta di un pubblico che ha tempo a disposizione, elasticità mentale e non è spaventato dalle novità (il che significa imparare di continuo sistemi nuovi). Più della metà dei bambini ascoltati si rifornisce dal peer to peer e un quinto utilizza “siti d’aste”.

Microsoft ha anche tentato di chiedere loro il perchè di tale propensione alla pirateria e si è sentita rispondere che i costi rispetto degli equivalenti legali sono troppo alti pur non essendoci differenza sostanziale. Alchè da Redmond si sono levate grida di allarme per i pericoli di malware cui i bambini vanno incontro incoscienti. Quattro bambini intervistati su dieci, scelti nella fascia di età 11-16 anni, ammette di cercare (e in certi casi acquistare) contenuti pirata pur sapendo che lo sono e che è illegale.

Quello che però la ricerca Microsoft non rivela è il coefficiente di fascino che la pirateria esercita sui bambini e l’influenza familiare in materia. Tra gli indicatori ne manca uno che rilevi quanto sia appetibile comprare un bene che si trova a meno, o anche gratuitamente, in un mondo ove tale pratica è spesso comunemente accettata dal contesto circostante.

Il commento della società produttrice di Windows, come riportato su PcPro nelle parole di Michala Wardell, capo del settore antipirateria di Microsoft UK, è che «i genitori dovrebbero essere più attenti alle azioni dei propri figli. Ci sono molti pericoli associati al download illegale». La conclusione si rifugia dunque in una strategia della paura più volte attribuita a Microsoft già in passato.

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