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AGPL: quando l’open source si fa 2.0

L'avvento delle applicazioni Web sta rivoluzionando il modo in cui l'utente utilizza il software, ma il software-as-a-service introduce alcuni nuovi problemi per privacy e sviluppo open source. Marco Barulli e Richard Stallman propongono una nuova ricetta

Passiamo al lato “sviluppatori”. Con l’utilizzo della licenza Affero, lo sviluppatore fa in modo che anche chi utilizzi il suo software per erogare servizi (quindi senza effettivamente redistribuire tale software) debba pubblicarne il codice sorgente, incluse le eventuali modifiche. Una licenza che sembra fatta apposta per software dedicato alle applicazioni web: ritieni che la AGPL possa essere d’aiuto anche ad altri progetti meno legati al mondo del Web 2.0?

Marco Barulli: «Nel caso di Clipperz, mi sento di contestare quando dici “senza effettivamente redistribuire tale software”. Infatti ogni applicazione zero-knowledge carica sul browser dell’utente il 99% del codice di cui è costituita l’applicazione prima ancora del login, mentre il restante 1% è il codice eseguito sul server finalizzato solo a leggere e scrivere dati criptati. Quindi chi eroga un servizio web basato su architettura zero-knowledge effettua una vera distribuzione di codice. E quindi per noi è stato naturale scegliere AGPL come licenza. Personalmente condivido comunque la lettura più ampia del concetto di distribuzione di software che la FSF ha voluto tutelare rilasciando la AGPL v3. Mi pare che sia uno strumento indispensabile per ampliare al web le dinamiche ed i valori del free software, altrimenti confinati ai programmi che girano solo sul computer locale. La proposta formulata insieme a Stallman e pubblicato sul blog di Clipperz punta a combinare AGPL e architettura zero-knowledge per salvaguardare sia la libertà del nostro codice che dei nostri dati».

Sempre più aziende e provider usano programmi open source, basti pensare a Google. E proprio Google ha sempre avuto un comportamento di riguardo nei confronti del software a codice aperto. Tuttavia è stata proprio Mountain View a chiudervi le porte del suo Google Code per via della licenza Affero. Ritieni possa essere un semplice buco normativo oppure Google ha volutamente escluso la AGPL?

Marco Barulli: «Di certo Google ha rilasciato tanto codice e tanti strumenti alla comunità FLOSS. Ma mi pare di poter dire che ha sempre mantenuto il controllo su cosa, come e quando rilasciare. AGPL è una licenza dagli effetti “drastici” e non mi aspetto quindi che venga adottata da Google (o Yahoo, Facebook, …). Non credo però che vi sia una vera ostilità perché comunque chi sviluppa software per il web ha sempre la strada del “dual licensing”, ovvero di avere versioni con licenza commerciale ed altre con licenza open. E se a Google interessa poter utilizzare codice AGPL senza rilasciare prodotti derivati con la medesima licenza penso che abbia la possibilità di aprire trattative con qualunque gruppo di sviluppatori che abbia scelto AGPL. (Google can you hear me? :-) ). Nel nostro caso abbiamo dovuto spostare il repository di Clipperz da Google Code a Sourceforge in quanto AGPL non è tra le licenze contemplate al momento. Google dichiara che sia una scelta mirata a combattere la proliferazione di licenze, ma non credo che Google possa accusare la FSF di aver inquinato l’ambiente pubblicando molte licenze. Anzi! AGPL sarebbe servita qualche anno fa!»

La Affero è infatti abbastanza giovane e per ora pochi progetti l’hanno abbracciata: oltre a Clipperz e Ajax Chat ci sono altri progetti che potrebbero abbracciare la AGPL nel breve termine?

Marco Barulli: «Direi che il più grande tra i progetti AGPL è certamente Funambol, che oltre ad adottare la licenza Affero ha contribuito a farle avere l’approvazione dell’OSI, ma che soprattutto ha in Fabrizio Capobianco un efficace promotore. Non so se i progetti AGPL aumenteranno in modo rapido, ma di certo auspico che il movimento Free Software smetta di guardare alle applicazioni web con sospetto, ma che le inizi a considerare una grande opportunità oggi resa concreta dalla disponibilità di AGPL. La spinta del progetto GNU/Linux per lo sviluppo di una grande suite di software GPL dovrebbe trovare un equivalente per il web e AGPL. Ed è quello che insieme a Stallman abbiamo proposto: una suite AGPL di applicazione web “di base” che poi vengano migrate all’architettura zero-knowledge».

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