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La diffusione del nastro magnetico, è il 1980

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Successivamente all’introduzione delle schede perforate, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguirono, venne introdotto il nastro perforato (in realtà già presente a livello professionale), considerato da tutti come la sua naturale evoluzione.

Ma ciò che rivoluzionò il mondo fu il nastro magnetico, un supporto di memorizzazione di massa che prese piede negli anni ’80 (a livello consumer) con capacità di memoria più elevate (parliamo di un minimo di qualche Gigabyte fino a qualche centinaia) e un modo diverso di memorizzare i dati, ma entriamo meglio nel dettaglio.

Il nastro magnetico (o streaming tape) è formato da una lunga striscia di materiale plastico, ricoperto da uno strato ferromagnetico, la cui dimensione variava in base al suo utilizzo (pensiamo alle audiocassette, alle videocassette o alle bobine).

La sua superficie è suddivisa in nove piste longitudinali, di cui otto vengono utilizzate per la memorizzazione delle informazione e l’ultima per il bit di parità, e in un gran numero di colonne dette “frame”.

Una particolarità dei nastri magnetici fu la possibilità di “etichettarli”, quindi di catalogare le informazioni in essi contenuti attraverso speciali simboli detti label (etichette), aventi solitamente formati standard in quanto gestiti dal sistema operativo, introducendo così la possibilità di effettuare ricerche mirate in archivi che contenessero centinaia e centinaia di informazioni.

Unici veri e propri difetti sono le possibili alterazioni della magnetizzazione del nastro stesso (infatti le bobine dovevano esser conservate in ambienti adatti ad evitare il loro deterioramento) e il fatto che si può accedere alle informazioni soltanto in modo sequenziale (proprio per questo il nastro magnetico ha trovato una grande utilizzazione nell’ambito della sicurezza e dell’archiviazione delle informazioni, pensiamo alle copie di backup).

Nell’epoca moderna i nastri magnetici continuano ad essere utilizzati nonostante il progresso tecnologico ci abbia portato a supporti di memorizzazione notevolmente più avanzati, ma è proprio per la semplicità d’utilizzo che non sono stati ancora dimenticati: infatti vi sono dei veri e propri sistemi robotizzati capaci di prelevare il nastro, contenente le informazioni richieste, e collocarlo nell’apposito drive, per poi riporlo in una vera e propria libreria.

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