Tutti a depositare nella Banca della Memoria
Una sorta di YouTube tematico dedicati ai racconti dei nostri nonni. Ma non è solo un curioso esperimento di un uso applicato del web: è un modo concreto per scrivere oggi la storia di ieri. Tutti dovremmo depositare nella Banca della Memoria
La Banca della Memoria può fare tutto ciò. L’esperimento vive oggi del lavoro di quattro temerari i quali curano il sito web, effettuano le riprese e caricano il tutto in rete. La Provincia di Cuneo (culturalmente e tradizionalmente giocoforza ancora legata ai valori del passato) ha dato il proprio supporto, ma tutto ciò non basta.
«Facciamo circa 4 interviste a settimana che ci garantiscono 4 racconti nuovi al giorno (da ogni intervista si ricavano dai 5 ai 8 racconti). Il materiale pubblicato sul sito fino ad
oggi ammonta circa a 220 racconti». Queste le parole di Lorenzo Fenoglio, uno dei fondatori del progetto.
Ed ora che il sito è stato presentato, rimbocchiamoci le maniche. La Banca della Memoria, infatti, è uno di quei progetti che più di altri si presta a ricevere il grande valore degli “user generated content”. La Banca della Memoria, più di ogni altra idea, è una entità collaborativa che può diventare in pochi anni una pietra miliare della nostra cultura nazionale se solo tutti riuscissimo a dare un piccolissimo contributo. E non è per nulla difficile: una telecamera davanti ai nonni, un semplice dialogo come tanti se ne fanno con le persone anziane, un rapido upload e il gioco è fatto. In un attimo ognuno avrà dato un contributo inestimabile che sta sotto un nome semplice semplice: “testimonianza“.
Franco Nicola, Valentina Vaio, Luca Novarino e il citato Lorenzo Fenoglio si dicono disponibili a dare una mano per chiunque abbia difficoltà in questo processo (che è poi l’ostacolo maggiore sulla strada che porta i ricordi dalla mente al web): «Purtroppo ci siamo resi conto che non è così semplice per il target a cui ci rivolgiamo. Sinceramente non crediamo che siano giovanissime le persone che si appassionano a questo sito (non è il sedicenne per intenderci) e quindi soffriamo un po’ della poca attitudine del nostro pubblico all’utilizzo di internet e delle sue logiche».
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Conservare la memoria “dal basso” ha un valore tutto suo, perchè significa scrivere “dal basso” la storia. In futuro una repository simile potrebbe essere oltremodo utile per rivedere e completare i testi composti sugli accadimenti della fine del millennio. Un giorno, forse, tutto ciò sarà automatico partendo da YouTube, dai blog, dai social network. Ma in questa specifica fase c’è una generazione che ha una responsabilità aggiuntiva. La generazione è la nostra, quella che sa usare lo strumento web, che sa fare un upload, che può girare un filmato, che sa cosa significa condividere e creare in comunità. E la responsabilità è nei confronti di quegli anni, quelle storie, quelle case e quelle fotografie che ci hanno accompagnati fino ad oggi.
Anche questo, a modo suo, è un “patto generazionale“: c’è un valore da tutelare. Viene dal passato e va verso il futuro. Passa tramite noi. E non c’è banca che offra un tasso di interesse così alto.
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