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Può un analfabeta informatico fare il Presidente degli Stati Uniti? Negli USA se lo chiedono

Confesso che mi ha molto colpito leggere questo articolo di Mark Leibovich sul New York Times, nel quale il giornalista si chiede se l’essere un analfabeta informatico, quale McCain è e dice di essere, può costituire un pregiudizio per un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti. McCain ha ripetutamente e più volte ammesso di non [...]

Confesso che mi ha molto colpito leggere questo articolo di Mark Leibovich sul New York Times, nel quale il giornalista si chiede se l’essere un analfabeta informatico, quale McCain è e dice di essere, può costituire un pregiudizio per un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti.

McCain ha ripetutamente e più volte ammesso di non essere affatto vicino alle nuove tecnologie e, praticamente, di non fare mai uso, almeno in prima persona, di email, chat ed altri strumenti per molti (almeno in USA), all’ordine del giorno.

Nessuno pretende che il Presidente degli Stati Uniti passi ore al computer ad aggiornare il suo status su Twitter o rispondere alle email, è ovvio che persone in quella posizione hanno poco tempo e queste attività è bene che vengano svolte dal suo staff (si pensi a quello di Gordon Brown, ad esempio, dotato persino di un account su Twitter).

Quel che preoccupa gli analisti è il fatto che anche se non si usano in prima persona le nuove tecnologie, esse hanno ormai un ruolo così penetrante nel nostro mondo, che non permette più a nessuno di prescindere, quanto meno, dalla loro conoscenza. Il Presidente deve quindi conoscerle e sapere quali sono le implicazioni sulla società, così da compiere scelte informate (e possibilmente corrette) in materie che coinvolgono la tecnologia.

In USA questo dibattito sarà destinato ad accendersi ancora di più nei prossimi mesi: quando il duello tra Obama e McCain sarà ancora più aspro è facile immaginare che la freschezza e modernità del candidato democratico sarà opposta alla vetustà (sia fisica che ideologica) del candidato repubblicano.

Ne vedremo delle belle da quelle parti mentre, qui in Italia, temi del genere sono ben lontani dall’agenda dei media.

Se vuoi aggiornamenti su Può un analfabeta informatico fare il Presidente degli Stati Uniti? Negli USA se lo chiedono inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Giancarlo Moschitta

    A mio parere è requisito fondamentale conoscere le nuove tecnologie.

    P.S. vetustità ?!

  • http://www.francescomortara.it fmortara

    Secondo me conoscere le nuove tecnologie è fondamentale, ma è anche sufficiente che a conoscerle siano le persone dello staff, visto che comunque le decisioni passano sempre per consiglieri e segretari.

    Diverso il discorso italiano, dove un qualunque parlamentare si arroga il diritto di vietare questo e quello per decreto legge o proposta di legge alle camere, che poi approvano per puro spirito di partito.

    A tal proposito segnalo una battuta che dice, riguardo le modifiche delle leggi tra camera e senato, che i senatori modificano le leggi appena approvate dalla camera, “solo per giustificare alle mogli le loro assenze per andare in relatà dall’amante”.

    ;-)

  • http://millionportalbay.wordpress.com frap1964

    Può un analfabeta informatico fare il Presidente del Consiglio in Italia?
    Per sua stessa ammissione, sì.

    http://www.youtube.com/watch?v=4T4XgbeIWys&

    “E infatti lo dico sempre ai miei collaboratori…mi sa che davvero hanno ragione quando dicono che io sono troppo vecchio per governare un paese moderno. Però ho il metodo di sfruttare le conoscenze degli altri, di capire che dove non arrivo io devono farsi avanti coloro che le conoscenze le hanno davvero.”

    E ci sorride pure.
    Il metodo sarebbe, presumo, quello di aprire il portafoglio.

  • Paolo Laires

    Il 95% dei titolari delle (piccole e medie) aziende che utilizzano i miei software e le mie consulenze con capiscono un accidente di IT, di software, di internet… ma evidentemente si sono fatti affiancare da persone capaci di affrontare questi problemi, e comunque hanno una “visione” delle loro necessità aziendali che va oltre l’utilizzo personale.
    Oltretutto, applicando lo stesso ragionamento di Leibovich si potrebbe sostenere che Obama non può diventare il prossimo Presidente USA, non avendo mai prestato servizio militare, non conoscendo nulla dell’esercito, ed essendo pertanto “unfit” a diventare il Capo delle Forze Armate Federali, il che è probabilmente anche peggio, e più foriero di conseguenze nefaste per la popolazione, di non saper spedire una email al proprio nipote o di non avere un proprio blog.
    Discussione molto “liberal” quindi, quella del NYT, ma decisamente poco “politica”.
    Paolo
    P.S. Francesco, lo so che siamo al 27 agosto, ma di chi parla e sparla di analfabetismo informatico mi aspetto almeno un po’ di conoscenze semantiche e sintattiche: oltre al già rilevato “vetustità”, leggo “il fatto che anche se non si usa (…) le nuove tecnologie”. Aaargh… la concordanza di numero fra soggetto e verbo si usa ancora in italiano, anche su un blog…

  • http://www.menabonews.it Pierre

    Se hanno eletto Bush elegerrano anche lui. Bush è molto ignorante un po’ a tutti i livelli

  • http://www.francescofederico.net Francesco Federico

    Avete ragione, ringrazio per le segnalazioni degli errori che ho corretto. La fretta è come sempre cattiva consigliera, quando salto la seconda rilettura a freddo, mi sfugge sempre qualcosa!

  • Luca

    in una sola riga Pierre ha risolto il problema, ovvero non c’è nessun problema:) sarà comunque un enorme passo avanti :P

    Non sono pienamente d’accordo con Paolo ma capisco la necessità americana di bombardare il pianeta e quindi di avere un capo di stato all’altezza delle cose.
    Da italiano ed europeo spero proprio che questa ignoranza di Obama serva per riportare a casa un po’ di soldati e a stimolarli a risolvere (risolvere?) i problemi (problemi?) di politica estera (chiamiamola così).
    Da italiano so anche che mettere al potere una figura mentalmente arretrata possa essere improduttivo. Non tanto dal punto di vista prettamente tecnico, nessuno pretende che il Primo Ministro sappia gestire un sito, programmare in php o configurare una lan, ma si pretende che abbia una chiara idea dell’universo informatico, delle sue problematiche, delle sue potenzialità e del suo impatto nella società. E questo per ogni settore. Mi ricordo dei dibattiti sulle staminali: imbarazzanti.
    Ma comunque al di là di questo anch’io credo che le capacità di un leader non stiano tanto nelle sue conoscenze personali quanto nella sua capacità di sfruttare e indirizzare le conoscenze e abilità del proprio team.

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Il Gabbianone

    Ormai conoscere l’informatica è necessario per poter governare bene. Sì, ci possono essere dei collaboratori esterni per affrontare questi problemi, ma conoscere direttamente la tecnologia in questione è un’altra cosa, ve lo posso assicurare. Soprattutto per l’uomo più potente del pianeta è una conoscenza requisita, dato che poi proprio su quelle cose dovrà fare leggi e regolamenti.
    Io sono per Obama.

  • Ivanxp

    La tecnologia in questi anni ha dimostrato di essere fortemente pervasiva in tutti i settori economici e sociali, quindi necessità una regolamentazione a livello globale, coordinata da persone che la vivono e la conoscono direttamente in prima persona, perciò mio parere diventa pericoloso delegare completamente ogni decisione a quei livelli.
    Il messaggio che deve far trasparire da un candidato alla presidenza degli Stati Uniti deve essere a favore del progresso e dello sviluppo, finalizzato al benessere sociale.
    D’altro canto mi rendo conto che la politica sta cercando di inquinare lo sviluppo tecnologico, rischiando di creare un involuzione digitale, quindi sicuramente, il comportamento ideologico di Mc Cain è paragonabile a quello dei famosi luddisti comparsi all’inizio della rivoluzione industriale, e sappiamo che fine hanno fatto.
    Penso comunque che Mc Cain in virtù delle sue affermazioni non ha speranze contro Obama di spuntarla in occasione dell’elezioni presidenziali.