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Dietrofront di Google sulla MPL

A poche settimane dalla sua decisione, Mountain View ci ripensa e accetta nuovamente la Mozilla Public License nel suo Google Code. La reintegrazione di MPL giunge in concomitanza con il rinnovamento del patto di ferro tra bigG e Mozilla per Firefox

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È durata poche settimane la discussa decisione di Google di escludere la Mozilla Public License (MPL) dalla ristretta lista di progetti attivi nell’ambito di Google Code. La società di Mountain View è infatti tornata sui propri passi, reintagrando a pieno titoli tutti i progetti legati a MPL. Nel corso dei primi giorni di agosto, il colosso delle ricerche online aveva destato scalpore comunicando l’intenzione di terminare l’hosting per MPL per limitare l’eccessiva proliferazione di nuove licenze open source. La scelta di Google avrebbe comportato l’impossibilità di attivare nuovi progetti sotto la Mozilla Public License, consentendo invece a quelli già esistenti di proseguire la loro implementazione, con inevitabili conseguenze per la creazione di nuove soluzioni open source legate alla famosa fondazione.

Il dietrofront di Google sulla delicata questione della Mozilla Public License giunge, probabilmente non a caso, all’indomani della firma di un nuovo importante accordo con Mozilla, che riconferma il patto già in essere tra i due soggetti e che sarebbe scaduto nelle prossime settimane. Benché non siano state diffuse informazioni ufficiali sulla sua entità e sulla sua qualità, il nuovo patto dovrebbe riconfermare la simbiosi sperimentata negli ultimi anni tra il famoso motore di ricerca e Firefox, il prodotto di punta di Mozilla.

Il browser open source più utilizzato al mondo offre di default ai propri utenti la pagina di ricerca di Google, nonché la possibilità di inviare le query ai database di Moutain View direttamente dal box collocato in alto a destra affianco alla barra degli indirizzi. Tali condizioni predefinite su Firefox derivano dagli accordi sottoscritti da Mozilla e Google e da pochi giorni rinnovati. Per ogni ricerca effettuata sul browser attraverso il famoso motore di ricerca, Mountain View corrisponde una piccola percentuale alla fondazione open source, che grazie ai grandi numeri generati dalle sue decine di milioni di utenti riesce a raccogliere attraverso Google buona parte dei propri proventi.

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