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Condannato perché il suo blog era un giornale

Dopo circa due mesi dalla condanna del blogger Carlo Ruta, il giudice Patricia Di Marco ha da poco rilasciato le motivazioni della sentenza. Secondo il magistrato il sito online di Ruta era un giornale a tutti gli effetti e andava registrato in tribunale

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A distanza di circa due mesi dalla condanna di Carlo Ruta per stampa clandestina, il magistrato del Tribunale di Modica ha rilasciato le motivazioni della sentenza che hanno portato alla sospensione delle attività del blog “Accadde in Sicilia” e all’obbligo di pagare un’ammenda di 150 Euro e di 5.000 Euro di spese giudiziarie da parte del curatore del sito web. La decisione del magistrato dello scorso giugno aveva destato molto scalpore nella blogosfera italiana, suscitando non poche critiche nei confronti della sentenza ritenuta iniqua e costituente un pericoloso precedente.

Secondo il giudice Patricia Di Marco, l’ormai famoso blogger siciliano si sarebbe macchiato del reato di stampa clandestina per aver diffuso materiale informativo e di opinione attraverso una testata non regolarmente registrata presso il tribunale competente, violando la legge sulla stampa del 1948 e la successiva integrazione del 2001. Nelle motivazioni della sentenza, il magistrato si dichiara concorde con un’ampia corrente giuridica secondo cui la legge n. 62 del 2001, «che accomuna in un sistema unitario la carta stampata e i nuovi media, ha valore generale, così da poter affermare l’assoluta equiparabilità di un sito internet ad una pubblicazione a stampa, anche con riferimento ad un eventuale sequestro di materiale “incriminato”».

Stando all’interpretazione giuridica del giudice Patricia Di Marco, dunque, «devono essere inscritte, nell’apposito registro tenuto dai tribunali civili, le testate giornalistiche online che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radiotelevisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all’attualità. In particolare, le testate telematiche da registrare e perciò sottoposte ai vincoli rappresentati dagli articoli n. 2, 3 e 5 della L. n. 47/1948 sulla stampa sono quelle pubblicate con periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale) e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note».

Nella lunga e circostanziata sentenza da poco diffusa, il giudice fornisce alcune considerazioni di merito sulla comunicazione online, ritenuta: «la forma più efficace e potenzialmente più insidiosa di diffusione di una notizia, dato o informazione, giacché tale “luogo” virtuale può essere visitato non solo da colui che è specificamente e direttamente interessato a conoscere una certa notizia, ma può essere visitato anche da soggetti che, inserendo uno o più termini in un motore di ricerca, vengono indirizzati al sito in oggetto». Elemento che, secondo il magistrato, dimostrerebbe come la diffusione di materiale online sia aperta a tutti, proprio come avviene per la stampa.

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