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Joost diventa web based, ma poco cambia

Il software per far diventare il pc una televisione smette di essere downloadabile e adesso necessita solo della rapida installazione di una plugin al browser che consente al pc di diventare un peer della sua rete p2p per la trasmissione.

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All’epoca della loro uscita sia Joost che Babelgum sembravano la nuova possibile frontiera per la veicolazione di contenuti video online, entrambi con una modalità di trasmissione peer to peer e con un software da scaricare che trasforma il computer in un televisore.

Ora a più di un anno da quel momento lo scenario è molto cambiato e Joost in particolare ha fatto molto poco per contribuire a tale cambiamento. Joost, dunque, ripensa ora se stesso e il proprio approccio. Dal sito della società non si deve più scaricare nulla: per ricevere la televisione in streaming e buona qualità basta una breve procedura di installazione di un plugin per il browser. Il plugin rimane in esecuzione nel system tray e permette la visualizzazione senza scatti di una finestra 640×360 in 16:9. Se però la piccola applicazione parte da sola di contro non si chiude da sola, ma rimane aperta anche dopo la fine del video mantenendo il computer un peer.

Eppure poco cambia rispetto al passato. Nonostante si sia sempre criticata la modalità del download del software, ancora più criticata era la parte relativa ai contenuti stessi del servizio. Non solo Joost non è riuscito fino ad ora a fornire cose interessanti da visionare, ma non sembra nemmeno avere prospettive e anche la scelta a livello di tecnologia di trasmissione risulta ad oggi alquanto antiquata.

Rispetto a quando si è affacciato per la prima volta al mondo della rete, ora i player veri sono scesi nel mercato (quelli che non vengono dal mondo della tecnologia ma dal mondo dei contenuti), mentre Joost è figlio dei creatori di Skype. Piattaforme come Hulu, pur non essendo visibili in tutto il mondo, lo stesso stanno facendo grandi numeri mostrando che i contenuti possono esserci e possono anche essere quelli stessi del mondo tipicamente televisivo (a patto di averne i diritti).

Dall’altra parte il rivale “italiano”, Babelgum, sembra navigare in acque leggermente meno stagnanti. La collaborazione per il secondo anno di fila con Spike Lee per un festival di cortometraggi sta infatti posizionando l’idea di Silvio Scaglia nella nicchia del cinema indipendente. Il che è quantomeno un punto di partenza.