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L’UE pronta ad indagare su Googlehoo

Anche gli organismi europei deputati al controllo delle leggi antitrust seguono le orme delle loro controparti americane e decidono di volgere lo sguardo verso il sempre più temuto accordo tra Google e Yahoo

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Dopo aver destato l’attenzione del Dipartimento di Giustizia americano, lo spettro di Googlehoo sembra incutere non poco timore alla World Association of Newspapers (WAN), la quale si è così rivolta alle autorità antitrust europee affinché indaghino sulla temuta alleanza in campo pubblicitario tra i due motori di ricerca.

Secondo il WAN, l’accordo tra i due mostri sacri della ricerca dovrebbe ridurre la competizione e di conseguenza comportare prezzi più alti e guadagni più ridotti derivanti dalla pubblicità. Inoltre, il prezzo per il posizionamento all’interno dei motori sarebbe destinato ad innalzarsi e i giornali potrebbero divenire sempre più dipendenti da Google Sebbene l’accordo sia relativo limitatamente a Stati Uniti e Canada, la WAN sottolinea come l’effetto finale sia più generalmente indirizzato ad una diminuzione della concorrenzialità di Yahoo nei confronti di Google. E se il numero 2 del settore non può competere con il numero 1, allora le autorità antitrust debbono essere chiamate in causa.

La European Competition Commission aveva deciso nel mese di luglio di aprire una investigazione preliminare sui potenziali effetti negativi sulla competizione all’interno del mercato europeo, ma un portavoce di Google aveva allora sedato gli animi dichiarando come «l’accordo sia limitato a Yahoo US e ai siti Web canadesi, e non abbia alcun effetto significativo all’interno dell’Europa». Alla luce delle ultime accuse piovute da più parti, Google e Yahoo hanno preferito anticipare gli eventi e, come ammesso dal portavoce della Commissione Europea Jonathan Todd, le due aziende hanno volontariamente consegnato materiale esplicativo in relazione alla propria idea di partnership.

Chiamata in causa, la Commissione Europea ha risposto. Nessuna azione formale contro Googlehoo, per ora, ma la situazione è tenuta sott’occhio in attesa probabilmente che si pronuncino prima le autorità USA. Juan Delgado, voce autorevole nel consesso di Bruxelles, spiega chiaramente la delicata questione in ballo: la pubblicità è un prodotto immateriale, le valutazioni sono più difficili ed è meno lineare un giudizio sulle dinamiche chiamate in causa da un accordo come quello tra Google e Yahoo. L’UE attende, insomma, ma promette vigilanza.

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