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L’Amiga CD32 e la fine del sogno Commodore

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L’Amiga CD32 fu uno degli ultimi colpi di coda della sofferente Commodore, la casa produttrice di computer che nei suoi anni d’oro aveva regalato al mondo autentici gioielli come il Commodore 64 e l’Amiga.

Questo nuovo prodotto rappresentò il tentativo fallito da parte della società di West Chester di ritagliarsi una nicchia nel mercato del nuovo intrattenimento videoludico.

Questa macchina vide la luce nel Settembre 1993, ma dopo appena cinque mesi la produzione fu interrotta e poco dopo la Commodore avviò le procedure di fallimento. Se anche avesse resistito qualche mese in più, sarebbe comunque, probabilmente, stata travolta dall’incontenibile successo della giapponese Playstation, uscita sul mercato nel 1994.

Sotto il profilo tecnico questa piattaforma di gioco era un’Amiga 1200 senza tastiera, ma provvista di lettore CD e dotata di un aspetto che richiamava le console. Vi si potevano aggiungere anche una tastiera e un mouse. Il cuore della macchina era un processore Motorola 68EC020 a 14,32 megahertz. Aveva 2 mega di RAM e uno di ROM. Aveva inoltre una serie di coprocessori per alleggerire il carico del processore principale, alcuni dei quali avevano un nome di donna: Alice, Akiko, Lisa (per la gestione video) e Paula (audio e porte delle interfacce).

Uno dei grandi limiti di questa macchina era che non era stata progettata per supportare videogiochi in 3D, un nuovo standard che andava imponendosi sui PC grazie ai successi di Wolfenstain 3D e Doom. Per la verità alcuni tentativi di ricreare giochi in ambiente 3D sull’Amiga 32CD erano stati fatti, ma con risultati per lo più pietosi.

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