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Industria musicale: è il momento della svolta

L'amministratore delegato Vivendi ne è certo: l'industria musicale è ad una svolta. La musica digitale è ormai cresciuta tanto da bilanciare la decadenza dei CD, i bilanci tornano a crescere e il peggio sembra essere passato. E il DRM non è la soluzione

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L’industria musicale è ad una svolta. Un giudizio tanto sbilanciato non giunge da analisti finanziari o dai soloni delle rivoluzioni digitali, ma scaturisce piuttosto dall’autorevole firma di Jean Bernard Lévy, CEO Vivendi. In una intervista al Financial Times, infatti, Lévy ha spiegato che, al contrario di poco tempo fa, l’industria musicale inizia a registrare segnali positivi ed è dunque forse giunto il momento di tornare a volare alto.

Fino ad oggi l’industria musicale ha brancolato nel buio: l’innovazione digitale ha forzato la mano su player e music store, e la “iPod Generation” ha così lanciato una nuova realtà basata sul download della musica e sull’abbandono repentino del supporto fisico. Il mercato ne è uscito profondamente sconquassato perdendo, anno dopo anno, buona parte dei profitti (il mercato dei CD è sceso da 36.9 miliardi di dollari del 2000 a 29.9 miliardi del 2008). Per contro, però, il mercato digitale non ha mai trainato le vendite e più volte la pirateria è stata vista come il male assoluto che impediva tale conversione.

La realtà odierna, però, sembra dipingere orizzonti migliori. Secondo Lévy oggi c’è molta più concorrenza ad Apple e realtà quali MySpace Music o il “Comes with music” di Nokia rappresentano valide alternative utili a monetizzare. Universal Music, secondo i dati forniti dal CEO Vivendi, ha raccolto nella prima metà del 2008 il 5% in più, una crescita che inverte le tendenze pregresse e che promette ulteriori note positive per i mesi a venire. Non è solo un caso isolato, dunque: «credo realmente che siamo ad un punto di svolta per l’industria musicale, e non dicevo questo due anni fa».

Vivendi non parla più di rischi, ma di opportunità. Il tempo della chiusura è terminato ed oggi l’etichetta Universal dialoga con attori del web, con aziende delle telecomunicazioni e si apre a nuove sperimentazioni per un mercato della distribuzione in costante mutamento. Arstechnica rincara la dose: il Digital Right Management è destinato a decadere ed un servizio come 7 Digital sta conquistando il mercato proprio grazie all’assenza di lucchetti ed alla disponibilità di un largo portfolio musicale.