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Il Monoscopio, il programma televisivo più trasmesso

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Il Monoscopio (termine dell’antica “TV” greca: “mono” uno solo e “scopio” osservo) è

“uno speciale tubo di ripresa, usato nella tecnica televisiva per la trasmissione di un’immagine fissa costituita da una serie di figure geometriche e che consente la messa a punto e la regolazione dei ricevitori” (De Mauro).

Insomma, è un test per il televisore, un esame di maturità cui si sono dovuti sottoporre milioni di schermi nel corso degli ultimi decenni. Ma è anche un simbolo degli anni 70.

La storia del Monoscopio inizia in bianco e nero, addirittura il primo trasmesso dalla Rai è datato 1949 ed era generato otticamente, ma il vero simbolo entrato nell’immaginario collettivo è il Monoscopio elettronico a colori Philips PM5544.

La Rai lo mise in onda l’1 Febbraio 1977. Rappresentava, oltre che un valido strumento per regolare le caratteristiche del proprio televisore come la precisione geometrica, la focalizzazione, la fedeltà dei colori, la rumorosità, un’idea di televisione che non c’è più. Non c’è più oggi e non c’era nemmeno allora, perché se ti imbattevi nel monoscopio voleva dire “fine programmi”, ci vediamo il giorno dopo. Un “buco” televisivo che oggi sarebbe impensabile.

Forse il Monoscopio con la sua staticità e il suo rumore aveva più senso di molti programmi televisivi che vengono mandati in onda oggi, e a volte era un po’ una liberazione dalla TV. La faceva assomigliare più ad un comune elettrodomestico e ne limitava, nel tempo, l’importanza, e a volte anche l’invadenza.

Poi è stato inghiottito dalla TV no stop, dalla maratona di 24 ore che possiamo vedere su ogni canale, a qualsiasi ora. Oggi il Monoscopio si è digitalizzato e lo si può intercettare in qualche raro momento sui canali satellitari, tra un programma e un altro.

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