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Se Apple zittisce gli sviluppatori

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Fin da quando ha aperto i battenti App Store, il negozio online di applicazioni per iPhone e iPod touch, una faccenda è balzata subito agli occhi di sviluppatori e osservatori, e cioè che la politica di accettazione delle applicazioni che Apple persegue è tutt’altro che chiara. Per sedare le critiche, da Cupertino arriva l’ordine perentorio: vietato parlarne.

Tutto è iniziato quando Apple ha cominciato a rifiutarsi di pubblicare alcune applicazioni su App Store. NetShare ad esempio, il software che consentiva di trasformare il proprio iPhone in un modem, è stata rimossa temporaneamente un paio di volte, prima di sparire (senza una motivazione ufficiale plausibile) del tutto.

Sorte simile è toccata a Podcaster, il software che consentiva il download on-demand dei podcast direttamente sul proprio telefono, rifiutato perché duplicava alcune delle funzioni di iTunes nei computer fissi. In altre parole, competeva con iTunes.

Nel tentativo di sedare le critiche che stanno piovendole addosso in merito alla gestione dell’App Store, Apple ha cominciato ad aggiungere un “Non Disclosure Statement” alla fine di ogni mail di bocciatura inviata agli sviluppatori.

E oltre ad aver di fatto impedito qualsiasi lamentela pubblica, ha vietato la distribuzione “Ad Hoc” delle applicazioni non accettate, cioè quella speciale modalità di distribuzione (implementata da Apple stessa) che consente l’installazione delle applicazioni su iPhone con un semplice Drag&Drop, senza passare dallo store ufficiale e fino ad un massimo di 100 dispositivi.

È chiaro che, se Apple non diventerà più trasparente nella gestione delle bocciature, il malcontento non farà che aumentare, e ciò sarà deleterio per l’intera piattaforma; gli sviluppatori, dopotutto, sono fondamentali all’ecosistema iPhone quanto lo sono Apple e gli utenti. Ed è un peccato perdersi in beghe tanto piccole, proprio quando alcuni sviluppatori annunciano entusiasti guadagni da capogiro.

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