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Da una illegalità ad un’altra

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Molto spesso su Webnews e anche su questo blog si parla di servizi riservati agli statunitensi come Hulu e il recente MySpace Music.

Si tratta di siti che bloccano la fruizione di video o musica basandosi sulla provenienza della connessione, poichè essendo gratuiti non hanno altri modi per giudicare la provenienza dell’utente. Al contrario infatti store online come AmazonMp3 o anche iTunes si basano sulla provenienza della carta di credito utilizzata per effettuare la selezione.

Esiste tuttavia un metodo per fruire anche da qui delle davvero straordinarie possibilità che offrono sia Hulu che MySpace Music (entrambi consentono l’ascolto di musica o la fruizione di video in streaming in maniera assolutamente gratuita) e cioè utilizzare una rete VPN americana attraverso software disponibili liberamente e facilmente in rete come ad esempio Hotspot Shield.
La procedura è illegale (non sono un esperto di legge ma ad occhio e croce si falsifica un dato sul proprio conto, ovvero la provenienza) e dunque sconsigliabile, tuttavia la facilità della sua attuazione merita una discussione.

Si tratta infatti di una piccola applicazione che, quando eseguita, in pochi secondi avvia la connessione VPN e in maniera invisibile opera il passaggio. Richiede la visione di un po’ di pubblicità aggiuntiva in testa alle pagine che si visitano e impone un limite di banda di 500/600 Kbps, ma per chi è intenzionato a fruire gratuitamente potrebbero essere limiti tollerabili.
L’applicazione si posiziona nella barra di sistema e può essere attivata e disattivata a piacimento e quando si tratta di dover fruire dei contenuti più pesanti (come un film in streaming) forse potrebbe essere consigliabile chiudere ogni altra applicazione che si connetta e occupi banda.

Nel caso di MySpace Music, qualora ci si connettesse illegalmente attraverso la VPN, sarebbe sufficiente loggarsi con il proprio account italiano e nella parte bassa della home page passare dalla versione italiana a quella statunitense, a quel punto dovrebbe essere possibile entrare nel rinnovato spazio musicale. Per Hulu invece si va sul sito e si dovrebbe cominciare a navigare direttamente.

Tutto ciò dimostra come la rete sia una risorsa globale ma ancora le leggi locali la rendano preda di divisioni nazionali, ed è molto curioso come l’illegalità spesso si traduca in un desiderio di comunanza mondiale. Certo c’è la più immediata volontà di fruire di un ottimo servizio, ma più in grande sembra che gli utenti bramino un’unica rete e siano pronti ad utilizzare servizi come Hulu (che frutta legalmente bei soldi ai suoi proprietari e a chi fornisce contenuti) magari anche al posto della pirateria. Ma per fare questo però il paradosso è che devono passare da una illegalità (scaricare abusivamente) ad un’altra (millantare una connessione americana).