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In Cina Skype impara a censurare

Uno studio canadese ha lanciato pesanti accuse contro la censura ed il controllo che vengono attuate in Cina sulle comunicazioni Skype: oltre a minare la libertà e la privacy individuale sarebbero anche altamente pericolose per la sicurezza degli utenti

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Ebay è da poco partito in Cina con TOM-Skype, una versione adattata e modificata del software per la telefonia VoIP che sta operando con un discreto successo in terra asiatica. Un report, però, conferma le teorie censorie che prendevano piede nell’alveo delle leggende metropolitane.

Non è una novità che aziende occidentali, pur se grandi e potenti, si trovino costrette a chinare il capo di fronte al Governo cinese e alle sue imposizioni. Non si opera in terra cinese se non ci si adegua al regime e se non si opera in terra cinese qualche compagnia del luogo è pronta ad offrire i medesimi servizi accaparrandosi l’immenso bacino di utenza che il paese offre. Ecco in estrema sintesi i motivi principali per i quali tra gli altri Google, Yahoo e ora anche eBay si stanno adeguando, finendo però per generare un corto circuito tra la libertà che hanno sempre propugnato ed i rigidi controlli cui devono adeguarsi.

In particolare TOM-Skype registrerebbe tutte le chat testuali scambiate tra gli utenti e le censura nel caso venga fatta menzione di fatti o argomenti poco graditi al governo centrale. Le parole chiave che fanno scattare la mannaia censoria, secondo uno studio dell’univerità di Toronto, sarebbero quelle relative all’indipendenza taiwanese, al gruppo religioso Falung Gong e agli oppositori del regime.

Ovviamente non sembrano essere escluse dal controllo anche le telefonate fatte attraverso il software e i dati personali degli utenti: tutto sarebbe periodicamente registrato ed esaminato. Il punto è che la policy che la società dichiara di applicare in Cina è apertamente contro tali pratiche, le quali non solo sono minatorie della privacy individuale, ma soprattutto della sicurezza della comunicazione.

Tutte le informazioni e le applicazioni necessarie a decriptare la comunicazione attraverso Skype sono infatti tenute su server di pubblico accesso, dunque chiunque potrebbe ascoltare o monitorare le comunicazioni di ogni utente.

In un’intervista al New York Times, Ronald Deibert, professore di Scienze Politiche all’Università di Toronto, è stato lapidario: «Questo è l’incubo peggiore per i teorici delle cospirazioni sulla sorveglianza che diventa realtà. È X-Files senza gli alieni».

Update:
Skype nega con decisione: la censura era cosa pubblicamente dichiarata da tempo, ma non c’è alcuna violazione della privacy. I dettagli su Webnews Blog.

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